ISIS: Eurojust invita Paesi UE a condannare gli ex combattenti per crimini di guerra

Pubblicato il 25 maggio 2020 alle 16:41 in Europa Siria

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L’Agenzia dell’UE per la cooperazione in materia giudiziaria, l’Eurojust, ha invitato gli Stati membri ad accusare per crimini di guerra i foreign fighter dell’ISIS che rientrano nei loro Paesi di origine. 

È quanto rivelato, domenica 24 maggio, dall’Asharq al-Awsat, il quale ha reso noto che secondo l’Eurojust è riduttivo che i foreign fighter rimpatriati vengano giudicati dalle corti dei loro Paesi d’origine secondo quanto previsto a livello nazionale per il reato di terrorismo. 

Al contrario, i terroristi che rientrano nei loro Paesi d’origine potrebbero ricevere capi d’accusa più gravi secondo il diritto internazionale, il quale copre anche alcuni dei peggiori crimini commessi in teatri bellici, come il genocidio e i crimini contro l’umanità.  

L’ISIS, secondo Eurojust, non deve essere soltanto consideratcome un’organizzazione terroristica, in quanto secondo il diritto internazionale umanitario può essere considerato una parte del conflitto armato non internazionale in Siria e in Iraq, dove ha agito come un gruppo armato organizzato, ma non-statale. 

Nel fornire tali indicazioni, l’Eurojust ha ricordato altresì che sono già presenti casi di foreign fighter rientrati nei loro Paesi di origine e condannati per capi di accusa cumulativi, come avvenuto in Francia, Germania e Paesi Bassi. Tale procedura, la quale consente di condannare il reato di terrorismo integrandolo con crimini internazionali, ha sottolineato l’Eurojust, consente di emettere sentenze con pene maggiori, garantendo altresì maggiore giustizia alle vittime. 

L’Eurojust è Agenzia dell’Unione Europea finalizzata ad assicurare la cooperazione e il coordinamento nell’ambito di indagini e inchieste penali riguardanti almeno due Stati membri. Tra i suoi compiti principali, l’Agenzia aiuta le amministrazioni nazionali a collaborare contro il terrorismo e le gravi forme di criminalità organizzata che interessano più di un Paese dell’UE. L’Eurojust ha sede all’Aia e la sua attività è stata fondamentale in occasione degli attacchi terroristici verificatisi a Parigi nel 2015, in quanto ha permesso di arrestare 3 individui sospettati coinvolti in tali incidenti.  

Secondo le stime riportate da Al Jazeera English, fino al 2015 erano circa 5.000 i foreign fighter che avevano lasciato l’Europa per recarsi in Siria e in Iraq e, dei Paesi di origine, la Francia era il primo “esportatore di jihadisti”. Lo scorso 11 novembre, la Turchia aveva annunciato di avere intenzione di rimpatriare i detenuti dello Stato Islamico nei loro Paesi di origine, dopo averne catturati 287 in seguito al lancio dell’operazione Fonte di Pace, mirata contro le milizie curde, al controllo delle prigioni dei combattenti dell’ISIS.  

In particolare, i campi controllati dai combattenti curdi nella Siria Nord-orientale ospitavano decine di migliaia di famiglie, si cui molti membri dell’ISIS. Del totale dei detenuti, circa 12.000 erano stranieri, di cui 4.000 donne e 8.000 bambini. A questi, si aggiungevano centinaia di militanti dell’ISIS siriani, anch’essi detenuti in prigione dopo aver giurato fedeltà allo Stato Islamico. Sei Paesi, tra cui Francia, Germania e Gran Bretagna, luogo di origine di gran parte dei combattenti detenuti nelle carceri curde, stavano valutando l’ipotesi di costituire un tribunale internazionale congiunto per giudicare tali casi, formato da giudici iracheni e provenienti da tutto il mondo. Tuttavia, istituire un tribunale di questo tipo avrebbe richiesto tempo, mentre la Turchia aveva avviato i rimpatri già lo scorso 11 novembre. 

 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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