Iran: la prima petroliera giunge in Venezuela

Pubblicato il 25 maggio 2020 alle 11:34 in Iran Venezuela

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La prima di cinque petroliere iraniane è giunta nelle acque del Venezuela, in un clima di crescenti tensioni tra Washington e Teheran.

In particolare, secondo quanto segnalato da Tanker Tracker, adibito al monitoraggio degli spostamenti delle imbarcazioni a livello internazionale, la prima petroliera è giunta nella sera del 23 maggio, alle 19:30 ora locale, e si è avvicinata ai porti della compagnia petrolifera statale venezuelana, la PDVSA, entrando nella Zona Economica Esclusiva del Paese. Le cinque petroliere, Fortune, Forest, Petunia, Faxon e Clavel, forniranno al Venezuela circa 1,53 milioni di barili di benzina e derivati, con l’obiettivo di aiutare il Venezuela a far fronte alle carenze attuali. La prima imbarcazione ad essere diretta verso la raffineria El Palito, di Puerto Cabello, è Fortune, mentre si presume che le altre quattro arriveranno nei prossimi giorni. Nello specifico, Forest è entrata nel Mar dei Caraibi il 23 maggio, mentre, stando agli ultimi dati, le altre tre si trovano ancora nell’Oceano Atlantico.

Si tratta di una mossa criticata dalle autorità statunitensi, visto che sia l’Iran sia il Venezuela sono soggetti a sanzioni. Tuttavia, da parte sua, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha riferito che il proprio Paese è pronto a rispondere a qualsiasi ostacolo o attacco contro le petroliere dirette in Venezuela. A tal proposito, Rouhani ha sottolineato che Teheran non desidera intraprendere una guerra con gli USA, ma che si riserva il diritto di difendere i propri interessi. Simili dichiarazioni sono giunte anche dal presidente venezuelano, Nicolás Maduro, il quale ha affermato che sia il Venezuela sia l’Iran desiderano la pace ed entrambi i Paesi hanno il diritto di commerciare liberamente. Tuttavia, le petroliere sono e saranno scortate dalla marina e dalle forze aeree venezuelane, una volta entrate nella Zona Economica Esclusiva.

Da un lato, le sanzioni di Washington contro Teheran sono state nuovamente imposte e via via rafforzate a partire dal ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018. Dall’altro lato, Caracas sta affrontando una crisi di carburante, nonostante il Paese disponga delle maggiori riserve di petrolio a livello internazionale. Le raffinerie a gestione statale, della Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA), non sono riuscite a rifornire le stazioni del Paese, costringendolo a fare affidamento sulle esportazioni dall’estero. Tuttavia, il capo della Casa Bianca, Donald Trump, cerca di esercitare pressioni sul presidente Maduro attraverso un crescente inasprimento delle sanzioni, con il fine ultimo di favorire l’ascesa del suo oppositore, Juan Guaidó, il leader considerato legittimo da Washington.

Fino al mese di marzo 2020, le raffinerie venezuelane hanno lavorato al 10% delle proprie capacità. Al momento, la produzione di PDVSA è limitata al solo impianto di Amuay e la maggior parte delle unità che producono benzina alchilata non sono in funzione. Pertanto, le importazioni iraniane potrebbero migliorare notevolmente la qualità del carburante locale. A peggiorare il quadro della situazione venezuelana, vi è stata la pandemia di Covid-19, che ha portato il governo di Caracas ad adottare misure di isolamento. Queste, a loro volta, hanno causato un crollo della richiesta di carburante, che è passata da 170.000 barili al giorno a circa 40.000. Inoltre, una cattiva gestione, la mancanza di personale e le sanzioni americane hanno determinato un grave periodo di crisi per il settore petrolifero.

In tale quadro, Washington e Teheran sono fermi sulla questione sanzioni. L’Iran ha chiesto la loro diminuzione e l’invio di forniture sanitarie per far fronte all’emergenza coronavirus, oltre a chiedere al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione della pandemia. Sebbene le forniture mediche non siano soggette a sanzioni in caso di emergenza umanitaria, l’amministrazione del presidente Donald Trump continua ad ostacolare le richieste dell’Iran e a incrementare le proprie sanzioni.

A tal proposito, il 19 maggio, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro una società con sede in Cina, accusata di agire per conto della Mahan Air, una compagnia aerea iraniana già presente nella lista nera di Washington. In tale occasione, il Dipartimento del Tesoro USA ha riferito che la Mahan Air stava effettuando voli charter in Venezuela per trasportare attrezzature tecniche iraniane, pagate dal governo con lingotti d’oro della Banca centrale del Venezuela. “Il regime iraniano utilizza la Mahan Air per sostenere un regime illegittimo e corrotto in Venezuela”, ha dichiarato il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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