Hong Kong: l’allarme terrorismo e l’ingerenza cinese

Pubblicato il 25 maggio 2020 alle 14:35 in Uncategorized

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Il responsabile per la sicurezza della città di Hong Kong ha lanciato un allarme “terrorismo”, a seguito della proteste anti-governative del 24 maggio contro la Legge per la Sicurezza Nazionale proposta dalla Cina. 

“Il terrorismo sta crescendo in città e le attività che danneggiano la sicurezza nazionale, in particolare quelle relative all’indipendenza di Hong Kong sono sempre più dilaganti”, ha dichiarato il 25 maggio, il segretario alla Sicurezza, John Lee, in una nota. “In pochi mesi, Hong Kong si è trasformata da una delle città più sicure del mondo ad un luogo avvolto dall’ombra della violenza”, ha aggiunto, sottolineando che sono necessarie leggi sulla sicurezza nazionale per salvaguardare la prosperità e la stabilità della città. 

Sempre il 25 maggio, Tam Yiu-chung, unico delegato di Hong Kong presso il Comitato Permanente del Congresso Nazionale di Pechino, ha dichiarato che non si aspetta alcun ritardo nell’elaborazione della legge sulla Sicurezza Nazionale da parte delle autorità cinesi. Tam ha riferito che i membri del Comitato inizieranno a lavorarci a partire dal 28 maggio e alla fine del mese di giugno è prevista una riunione proprio su questo tema. Lo stesso giorno, Ray Chan, un membro del Consiglio Legislativo di Hong Kong, molto critico nei confronti dell’ingerenza di Pechino, ha scritto sui social media: “Chiamateci terroristi, come volete, dopo lo scoppio del virus a Wuhan, la Cina non ha più credibilità nel mondo”.

In tale contesto, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva definito disastrosa la proposta di legge della Cina sulla sicurezza nazionale di Hong Kong e aveva dichiarato che una simile mossa potrebbe avere un impatto sulla posizione degli Stati Uniti nella controversia asiatica. “Gli Stati Uniti condannano la proposta che impone unilateralmente e arbitrariamente su Hong Kong la legislazione sulla sicurezza nazionale elaborata da Pechino”, aveva affermato Pompeo, il 22 maggio. Intanto, la polizia ha dichiarato di aver arrestato più di 180 persone durante le proteste del 24 maggio contro la proposta cinese. Le autorità hanno utilizzato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti antigovernativi che hanno accusato la polizia di usare una forza eccessiva. 

La notizia arriva in un rinnovato clima di tensione tra Pechino e la città. Dopo la fine della fase più acuta della pandemia di coronavirus, il tribunale di Hong Kong ha avviato un processo contro un gruppo di attivisti, con l’accusa di aver preso parte alle proteste di massa contro il governo del 2019. Le manifestazioni anti-Pechino a Hong Kong erano iniziate il 31 marzo 2019 e avevano raggiunto il proprio apice nel mese di giugno dello stesso anno. Al centro della violenta ondata di mobilitazione, un controverso disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione dei cittadini di Hong Kong nella Cina continentale. La proposta è stata ritirata dopo pochi mesi, ma le manifestazioni si erano già trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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