Giappone revoca lo stato di emergenza nella capitale

Pubblicato il 25 maggio 2020 alle 15:49 in Asia Giappone

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Il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha revocato lo stato di emergenza per Tokyo, il 25 maggio, dopo che il numero di infezioni è sceso in tutto il Paese, ma ha fatto appello alla cautela. 

La decisone ha incluso altre 4 aree del Paese, inclusa la capitale, con la conseguenza che l’intero Giappone entra in una seconda fase di lotta al coronavirus, dopo un primo allentamento, attuato a partire dal 14 maggio. Abe ha anche annunciato due pacchetti economici che supereranno i 200 trilioni di yen, circa 1.86 trilioni di dollari. Tuttavia, il premier ha sottolineato che ci vorrà comunque molto tempo per tornare alla vita normale, tenendo sotto controllo i rischi di infezione. “Oggi stiamo compiendo un passo sicuro verso la fase successiva dopo la rimozione dello stato di emergenza”, ha riferito il primo ministro. 

Abe ha promesso una revisione delle politiche attuate, al termine dell’epidemia, ma ha anche elogiato il “modello giapponese”, che è riuscito a tenere i contagi sotto controllo in 6 settimane, evitando i rigorosi blocchi imposti in altri Paesi. Tuttavia, ha avvertito che, “nel peggiore dei casi, potrebbe esserci la sfortunata possibilità di re-imporre lo stato di emergenza se la velocità delle infezioni aumenterà di nuovo”, aggiungendo che vorrebbe evitare di chiedere alle persone di rimanere in casa. La quarantena imposta in molti Paesi europei, fino ai primi di maggio, in ogni caso, non ha potuto essere applicata in Giappone. La ragione si ritrova nel fatto che i poteri del governo di controllare la popolazione sono limitati dalla Costituzione, imposta al Paese dagli Stati Uniti, dopo la seconda guerra mondiale. La libertà di associazione e di riunione è garantita costituzionalmente, così come la libera scelta di residenza, “nella misura in cui non interferisca con il benessere pubblico”.

Il Giappone aveva revocato lo stato di emergenza nella maggior parte del Paese, il 14 maggio, ma lo ha mantenuto nella capitale, Tokyo, e nella città di Osaka. “Abbiamo deciso di revocare lo stato di emergenza in 39 prefetture su 47”, aveva dichiarato Abe. Il premier aveva cercato di allentare le misure, per bilanciare la prevenzione delle malattie con la tutela dell’economia giapponese, la terza più grande al mondo. Le 39 prefetture in cui era stato revocato lo stato di emergenza, rappresentavano il 54% della popolazione del Paese. Il Giappone ha registrato più di 16.000 casi confermati di coronavirus, con circa 680 morti. Finora Tokyo è la città più colpita, ma ha condotto solo 50.000 test, di cui circa 5.000 sono risultati positivi.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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