Egitto, Sinai del Nord: continua la lotta al terrorismo

Pubblicato il 25 maggio 2020 alle 10:14 in Africa Egitto

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Dopo l’uccisione di 21 terroristi nella regione egiziana del Sinai del Nord, le forze dell’esercito hanno condotto intensi bombardamenti contro le città di Rafah e Sheikh Zuweid.

In particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, nella notte tra il 23 ed il 24 maggio, in concomitanza con le celebrazioni per la fine del mese sacro di Ramadan, le forze egiziane hanno colpito aree vuote e case abbandonate nei pressi delle suddette città, come confermato altresì da fonti locali, secondo cui gli attacchi provenivano dalle postazioni militari dell’esercito. A detta del quotidiano, l’Egitto ed il proprio apparato di sicurezza continuano a far fronte alla minaccia terroristica, che vede tra i maggiori responsabili Wilayat Sinai, un’organizzazione affiliata allo Stato Islamico, e che in passato ha condotto attentati contro le forze dell’esercito proprio in concomitanza con l’Eid al-Fitr, il giorno in cui i musulmani celebrano la fine del Ramadan.

In tale quadro, il 23 maggio, le autorità egiziane hanno riferito di aver ucciso 21 militanti terroristi nella medesima regione del Sinai del Nord, a seguito di scontri con le forze di sicurezza verificatisi nei pressi di Arish e Bir al-Abd. Secondo quanto dichiarato dal Ministero dell’Interno del Cairo, gli scontri sono scaturiti dai raid condotti dalla polizia in due nascondigli situati nel governatorato e hanno causato altresì il ferimento di due agenti. Inoltre, sono stati ritrovati e sequestrati armi ed esplosivi. A detta delle fonti di sicurezza egiziane, i militanti erano in procinto di organizzare attentati in occasione dell’Eid al-Fitr.

L’organizzazione Wilayat Sinai trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane.

Il Sinai del Nord vive da mesi in uno stato d’allerta, mentre è dal 2013 che la regione viene considerata il fulcro della violenza islamista in Egitto. In seguito ad alcuni episodi che hanno destato preoccupazione nel Paese, il 22 luglio 2019 è stato proclamato lo stato di emergenza ed un coprifuoco in tutta la regione, ulteriormente esteso per altri tre mesi il 28 aprile scorso. L’Egitto è in uno stato di emergenza continuo dal 10 aprile 2017, quando una serie di bombardamenti contro alcune chiese situate nei governatorati del Cairo e di Alessandria hanno provocato la morte di circa 47 persone. Sebbene la costituzione egiziana preveda che lo stato di emergenza venga promulgato per soli sei mesi consecutivi, negli ultimi anni il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, si è spesso affrettato a rinnovarlo ancor prima della scadenza stabilita.

La regione del Sinai, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, anche di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese. In tale quadro, il 3 maggio, l’esercito egiziano ha riferito di aver ucciso circa 126 sospetti militanti islamisti nella provincia del Sinai, in una serie di raid militari effettuati nei mesi precedenti. Il Global Terrorism Index colloca l’Egitto all’undicesima posizione tra i Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica. Da quando, il 3 luglio 2013, un golpe ha rovesciato l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, centinaia di soldati e poliziotti sono morti in attacchi da parte di gruppi estremisti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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