Coronavirus: Consiglio d’Europa lancia allerta bioterrorismo

Pubblicato il 25 maggio 2020 alle 9:52 in Europa Germania

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Il Consiglio d’Europa ha lanciato un’allerta sul potenziale incremento, all’indomani della pandemia, dell’impiego di armi biologiche, come virus e batteri, da parte dei terroristi.  

È quanto rivelato, lunedì 25 maggio, dal Deutsche Welle, il quale ha altresì specificato che secondo il Consiglio d’Europa, i terroristi non dimenticheranno le lezioni apprese nel corso della pandemia. In particolare, gli esperti della Commissione antiterrorismo hanno dichiarato che il coronavirus ha esposto ila vulnerabilità della società alle infezioni virali e alle loro conseguenze. In tale quadro, secondo gli esperti, non c’è ragione di credere che i terroristi dimentichino le lezioni apprese, data anche la possibilità di creare un danno in modo veloce e potenzialmente in scala globale.  

Da parte sua, l’intelligence della Germania stima che non vi siano simili attacchi in preparazione, pur riconoscendo l’eventuale estrema efficacia dell’uso deliberato di agenti patogeni, come virus e batteri, con finalità terroristiche. In tale prospettiva, ciò sarebbe in grado di compiere danni umani ed economici significativamente più alti di un attacco terroristico tradizionale.  

In tale quadro, il Consiglio d’Europa ha invitato gli Stati dell’UE a reagire con una maggiore e più forte risposta alle minacce derivanti dal coronavirus. In aggiunta, è stato richiesto ai 47 membri del Consiglio d’Europa di preparare una strategia di risposta all’impiego di armi biologiche, conducendo anche le necessarie esercitazioni.  

Una simile allerta era stata lanciata, lo scorso 20 aprile, anche dal capo dell’intelligence militare dell’Ungheria, il generale Janos Beres, il quale aveva riferito alla Commissione Affari Esteri del Parlamento i principali rischi in materia di sicurezza legati al coronavirus. In particolare, Beres aveva annunciato che l’intelligence militare dell’Ungheria aveva ricevuto da diversi Paesi alcuni report che segnalavano una limitata emergenza del fenomeno del bioterrorismo. Nello specifico, secondo tali report, lo Stato Islamico e altre organizzazioni terroristiche hanno già chiesto ai propri seguaci di diffondere il coronavirus e i primi segnali di ciò sono già emersi in Paesi come l’India, l’Egitto e gli Stati Uniti.  

In aggiunta, Beres aveva reso noto di aver registrato un aumento dei reati cibernetici, citando come esempio la diffusione di fake news, e dell’influenza delle reti di criminalità organizzata, le quali stanno incrementando le proprie attività in Italia, in Nigeria e nella regione balcanica.  

Successivamente, il 3 maggio, il capo antiterrorismo dell’Unione europea, Gilles de Kerchoveaveva avvisato gli Stati membri sull’effettivo incremento degli estremismi e della presa dello Stato Islamico a causa del coronavirus. Nello specifico, de Kerchove aveva dichiarato che la pandemia sta  alimentando gli estremismi di destra e sinistra in Europa e sta fornendo terreno fertile allo Stato islamico e ad altri militanti per riguadagnare influenza e supporto. In tale quadro, aveva sottolineato il capo antiterrorismo dell’UE, i governi non dovrebbero trascurare le questioni di sicurezza, incluso il rischio che la frustrazione, l’isolamento e le difficoltà economiche favoriscano la radicalizzazione e il reclutamento. In particolare, a livello interno, sono emersi rapporti secondo cui alcuni gruppi di estrema destra starebbero inviando messaggi online per incoraggiare i sostenitori a uscire e “infettare i nemici”. Esternamente, invece, lo Stato Islamico e i gruppi affiliati stanno cercando di recuperare terreno in Iraq, Siria e Sahel, sfruttando il fatto che i governi sono impegnati nella lotta al coronavirus e destabilizzati dalle sue ricadute economiche, incluso il crollo del prezzo del petrolio. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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