Argentina: default selettivo

Pubblicato il 25 maggio 2020 alle 8:58 in America Latina Argentina

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L’Argentina è entrata lo scorso venerdì 22 maggio, la notte tra venerdì e sabato in Italia, in un default selettivo, non avendo pagato 503 milioni di dollari di interessi su tre obbligazioni sovrane mentre accelera il negoziato per ristrutturare il proprio debito esterno in un momento in cui la pandemia di coronavirus approfondisce la recessione che la nazione sudamericana vive da ormai due anni.

Il mancato pagamento arriva il giorno dopo che il governo argentino ha deciso di prorogare fino al 2 giugno i negoziati con fondi di investimento per raggiungere un accordo per la ristrutturazione di 66,2 miliardi di dollari di debito.

Il governo argentino avrebbe dovuto pagare 503 milioni di dollari di interessi sulle obbligazioni Global AA21, AA26 e AA46, che compongono il pacchetto di titoli da ristrutturare, alla scadenza del periodo di tolleranza di un mese in vigore dalla scadenza del 22 aprile scorso.

L’esecutivo guidato dal peronista Alberto Fernández, con il sostegno del Fondo Monetario Internazionale (FMI), punta sul raggiungimento di un accordo rapido per impedire ai creditori di agire contro l’Argentina per questa nuova cessazione dei pagamenti.

Ora, gli obbligazionisti potrebbero richiedere l’attivazione delle clausole di accelerazione che, estendendo il “default” a tutto il debito del Paese, consentono di richiedere il pagamento anticipato di tutto il capitale e dei suoi interessi, ma gli analisti confidano che un accordo nel processo di ristrutturazione eviterebbe tale mossa da parte dei creditori. 

Alla ricerca di un riavvicinamento con i creditori, il Ministero dell’Economia argentino potrebbe presentare nei prossimi giorni un miglioramento dell’offerta che inizialmente prevedeva lo scambio di obbligazioni emesse tra il 2005 e il 2016 per altri nuovi titoli con scadenza tra il 2030 e il 2047.

La proposta presentata il 17 aprile scorso, prevede un periodo di grazia di tre anni, un prelievo del 5,4% sul capitale dovuto (3,6 miliardi di dollari) e una riduzione degli interessi del 62%, pari a 37,9 miliardi, ma è stata respinta dai principali detentori di obbligazioni argentine, per lo più fondi di investimento che possiedono gran parte dei titoli da rinegoziare, riuniti  in tre grandi gruppi: il Comitato dei creditori argentini, gli Exchange Bondholders e il Grupo Argentina Ad Hoc. 

La ristrutturazione di obbligazioni per 66,2 miliardi di dollari rappresenta solo una parte del debito pubblico totale argentino, che ammonta a 323,2 miliardi.

Il gruppo di obbligazionisti Argentina Ad Hoc, composto da fondi di investimento quali Ashmore e BlackRock, ha espresso in una nota che “sebbene il mancato pagamento di tali interessi da parte dell’Argentina comporterà “inadempienze” nelle diverse questioni di obbligazioni, comprende che l’Argentina ha espresso l’intenzione di parlare con i creditori per cercare di trovare una soluzione globale”.

“Il Gruppo si compiace del fatto che l’Argentina abbia espresso l’intenzione di lavorare con i creditori, ma le azioni parlano più forte delle parole. Durante l’ultimo mese, l’Argentina non ha praticamente avuto comunicazioni sostanziali con i suoi creditori” – ha affermato il comitato, i cui membri hanno obbligazioni argentine per circa 16,7 miliardi di dollari.

Gerry Rice, portavoce del FMI, si èe detto convinto che l’Argentina e i creditori potrebbero “trovare un accordo per gettare le basi per un percorso sostenibile per l’economia argentina” .

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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