Hong Kong: riprendono le proteste, critiche internazionali per Pechino

Pubblicato il 24 maggio 2020 alle 9:04 in Cina Hong Kong

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Ad Hong Kong, centinaia di persone si sono riunite per protestare contro la nuova legge di sicurezza nazionale proposta dalla Repubblica Popolare Cinese (RPC) per l’isola, domenica 24 maggio. Il governo locale, che il giorno precedente aveva espresso il proprio appoggio per la proposta di legge, ha rafforzato la presenza delle forze dell’ordine nel distretto finanziario, nei pressi dell’ufficio di rappresentanza della RPC. Prima delle proteste, dalla propria pagina Facebook, le forze dell’ordine avevano esortato i cittadini a non unirsi a raduni non autorizzati.

Le proteste sono iniziate inseguito all’arresto di un attivista della coalizione pro-democrazia People Power, Tam Tak-chi, ritenuto colpevole di essersi riunito con altri, violando le norme di comportamento adottate per arginare la diffusione del coronavirus. L’uomo ha dichiarato che al momento dell’arresto stava semplicemente parlando di salute all’esterno di un negozio e ha accusato le autorità dell’isola che sostengono Pechino di voler trasformare Hong Kong in una qualsiasi città dell’entroterra cinese. I manifestanti si sono successivamente radunati nel distretto commerciale noto come Causeway Bay, nonostante sia tuttora in vigore un divieto di assembramento di oltre otto persone, cantando slogan quali: “L’indipendenza di Hong Kong è l’unica via d’uscita”.

Oltre a protestare per la proposta di legge avanzata da Pechino, i manifestanti si sono opposti anche all’intenzione della governatrice dell’isola, Carrie Lam, di introdurre una misura che incriminerebbe ogni tipo di “abuso” dell’inno nazionale cinese ad Hong Kong e prevedrebbe una detenzione fino a 3 anni per i trasgressori. Sul luogo, la polizia della regione amministrativa speciale aveva già mobilitato squadre anti sommossa che hanno lanciato gas lacrimogeni contro la folla alla convergenza di Hennessy Road e Percival Street alle 13:24, ora locale. 

La proposta di una nuova legge di sicurezza nazionale per Hong-Kong è stata annunciata dal premier cinese, Li Keqiang, all’Assemblea Nazionale del Popolo, lo scorso 22 maggio. Stando a quanto dichiarato, se approvata, dovrebbe servire ad impedire movimenti secessionisti e sovversivi, così come interferenze straniere e atti di terrorismo sull’isola. Con tale finalità, il governo centrale potrebbe istituire delle proprie agenzie di intelligence sul territorio di Hong Kong e in molti temono che tali forze armate potrebbero applicare la legge nazionale in maniera diretta, senza prima passare per quella locale. La nuova legge di sicurezza nazionale dovrebbe rientrare nell’Allegato III della Basic Law, una legge nazionale della RPC che funge da costituzione de facto per Hong Kong e che fu adottata in seguito alla sua cessione alla RPC dal Regno Unito il 1 luglio 1997. Se approvata, la nuova legge sarebbe attuata direttamente, senza passare per il Consiglio Legislativo di Hong Kong.  

In molti si sono opposti a tale proposta, sostenendo che violi il principio “un Paese, due sistemi” che ha regolato le relazioni tra Pechino ed Hong Kong da quando l’ex-colonia fu ceduta dal Regno Unito. Tale principio ha garantito alla città grande autonomia dal governo centrale e maggiori libertà rispetto alla Cina continentale, tra cui quella di stampa e di una magistratura indipendente. Tuttavia, le autorità cinesi e quelle della regione amministrativa speciale hanno affermato che la proposta di legge è necessaria e non danneggerà l’autonomia di Hong Kong.

Nella giornata di sabato 23 maggio, su iniziativa dell’ultimo governatore inglese dell’isola, Chris Pattern, e di un ex segretario degli Esteri inglese, Malcolm Rifkind, 186 esponenti del mondo politico internazionale hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui hanno condannato la proposta di legge di Pechino, tra questi 17 sono membri del Congresso americano. In particolare, il documento ha affermato che la proposta di legge è “un completo assalto all’autonomia, allo stato di diritto e alle libertà della città” e una “violazione dolosa” della Dichiarazione congiunta sino-inglese, firmata nel 1984, con cui è stata stabilita la cessione dell’isola da parte del Regno Unito alla RPC e sancito il principio “un Paese, due sistemi”. La Dichiarazione sarà legalmente vincolante fino al 2047.

Al momento, gli Stati Uniti stanno vivendo un momento di tensione con la RPC a causa delle reciproche accuse avanzate rispetto alla rispettiva gestione del coronavirus. La questione di Hong Kong potrebbe ulteriormente danneggiare la situazione, in quanto alcuni funzionari statunitensi hanno affermato che la proposta di legge sarebbe negativa per le economie dell’isola e della RPC e potrebbe mettere a rischio lo status speciale di cui gode per la legge americana.

Il 22 maggio, invece, i ministri degli Esteri del Regno Unito, dell’Australia e del Canada hanno rilasciato una dichiarazione congiunta con la quale hanno lanciato un allarme rispetto alla mossa di Pechino. I tre si sono detti “profondamente preoccupati” in quanto  scavalcando il governo locale tale legge romperebbe l’equilibrio di “un Paese, due sistemi”, concordato nella Dichiarazione congiunta sino-inglese.  Contemporaneamente, anche l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, ha rilasciato una dichiarazione a nome del blocco europeo affermando che un processo di dibattito democratico, consultazione delle parti interessate e rispetto dei diritti e della libertà di Hong Kong sia la miglior strada da seguire per adottare una legge di sicurezza nazionale.

Da parte sua, Pechino ha respinto le accuse internazionali, definendole tentativi di interferenza nei propri affari interni. Il 24 maggio, durante la sua annuale conferenza stampa, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha affermato che la nuova legge di sicurezza non intaccherebbe né i diritti né le libertà di Hong Kong e tanto meno gli interessi delle aziende estere in loco. Durante tale incontro, Wang ha poi fatto riferimento alle crescenti tensioni con Washington e ha affermato che le parti potrebbero trarre guadagno dalla cooperazione e solamente svantaggi da ostilità reciproche, per tanto ha affermato che le parti devono trovare una via di pacifica coesistenza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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