Haftar attacca Mitiga dopo aver condannato la presenza turca in Libia

Pubblicato il 24 maggio 2020 alle 18:22 in Libia Turchia

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Tobruk, guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno sferrato un attacco missilistico contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, nei pressi capitale Tripoli, il 24 maggio. A darne la notizia è stato il centro stampa dell’Operazione Vulcano di Rabbia dell’esercito del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, guidato dal presidente Fayez al-Sarraj. Ancora non sono stati forniti dettagli su eventuali vittime e feriti.

Il giorno precedente, le forze di Al-Sarraj hanno sottratto ad Haftar gli accampamenti di Hamza e Yarmuk, a Sud della capitale libica. Durante tali scontri, a Yarmuk, l’esercito di Tobruk ha dichiarato di aver catturato 12 combattenti siriani, della cui presenza in Libia è ritenuta responsabile la Turchia, alleata del GNA. A tal proposito, nella sera del 23 maggio, Haftar ha lanciato un appello alle proprie forze armate affinché si impegnassero nella lotta contro la Turchia finché non sarà del tutto sconfitta. Il leader del LNA la ha definita “una forza colonizzatrice” che vuole approfittarsi delle ricchezze libiche e ha comunicato che qualsiasi soldato turco o mercenario di Ankara è da considerare un target legittimo. Il 24 maggio, l’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR) ha reso noto che in totale sarebbero circa 10.100 i mercenari siriani inviati in Libia dalla Turchia, fino ad oggi. Di questi, almeno 200 avrebbero meno di diciotto anni e 318 sarebbero morti nel conflitto.

L’aiuto della Turchia è stato fondamentale per le recenti riconquiste del governo di Tripoli ai danni del LNA. Il 18 maggio, l’esercito del GNA ha sottratto al LNA l’importante base aerea di al-Watiya, collocata a 140 km a Sud-Ovest di Tripoli e dalla quale partivano molti degli attacchi di Haftar verso l’Ovest della Libia. La base aerea era stata presa dal LNA nel 2014 ed è la seconda per grandezza nel Paese, dopo l’aeroporto di Mitiga. 

Il coinvolgimento di Paesi terzi in Libia è stato proibito dall’Onu lo scorso 12 febbraio, quando il Consiglio di Sicurezza ha approvato la Risoluzione 2510. Con essa, gli Stati membri si sono impegnati a non a non interferire nel conflitto libico e a non adottare qalcun tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi sancito in precedenza, nel 2011. A tal proposito, dallo scorso primo aprile, è attiva l’operazione Irini, una missione aerea e navale lanciata dall’Unione Europea nel Mediterraneo orientale, volta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi. Il 24 aprile,  in un messaggio inviato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Al-Sarraj si è opposto a tale missione, affermando che essa trascura il controllo dei confini terrestri, attraverso i quali avviene la maggior parte della fornitura di armi e munizioni per l’esercito di Haftar.

L’attacco odierno a Mitiga è da collocare nel dell’offensiva contro il GNA , lanciata da Haftar il 4 aprile 2019, per prendere il controllo su Tripoli. Le lotte per il dominio della città sono state diventate particolarmente frequenti e violente dallo scorso 25 marzo, quando il governo di Tripoli, ha avviato l’operazione “Tempesta di pace” con l’obiettivo di autodifendersi dall’esercito di Tobruk. In tale contesto, il 13 aprile, le forze del GNA sono riuscite a prendere il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale libica. Successivamente, il 18 aprile, l’esercito di Al-Serraj ha  lanciato un’efficace offensiva contro Tarhuna, città a 65 km a Sud-Est della capitale, che per Haftar ha rappresentato sia una base strategica per lanciare attacchi contro Tripoli, sia una sua importante roccaforte nell’area, dopo la perdita della città di Gharyan, il 27 giugno 2019. Dopo la recente riconquista di al-Watiya, il GNA si sta preparando all’assedio definitivo di Tarhuna.

La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica. In essa, si combattono il governo di Tripoli e il governo di Tobruk. Il primo è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, ha ottenuto il riconoscimento dell’Onu ed è ufficialmente sostenuto da Italia, Qatar e Turchia. Il secondo, invece, riceve sostegno da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia, Giordania e Francia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

 

 

di Redazione

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