Afghanistan: tregua di tre giorni tra governo e talebani

Pubblicato il 24 maggio 2020 alle 10:59 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il portavoce delle milizie talebane, Zabihullah Mujahid, ha rilasciato una dichiarazione su Twitter in cui ha annunciato un cessate il fuoco della durata di 3 giorni, a partire da domenica 24 maggio. Dopo mesi di scontri, la tregua consentirà alle parti di celebrare la festività musulmana di Eid al-Fitr, che segna la fine del mese sacro del Ramadan. Il portavoce dei talebani ha invitato i propri militanti ad evitare di accedere a zone sotto il controllo del governo e ha comunicato alle forze di Kabul il divieto di accedere ai territori talebani.

In seguito all’annuncio di Mujahid, dal suo profilo Twitter, il presidente afgano, Ashraf Ghani, ha accolto con favore la tregua proposta dal nemico e ha ordinato alle proprie forze armate di attenersi al cessate il fuoco e di limitarsi a difendersi, nel caso in cui venissero attaccate.

L’annuncio della tregua è giunto dopo un mese esatto dal rifiuto da parte talebana di un cessate il fuoco proposto da Ghani in occasione del mese del Ramadan e per consentire alle autorità di concentrarsi sul contenimento del coronavirus, lo scorso 24 aprile. In tale occasione, i militanti avevano definito una tregua “irrazionale” in quanto il processo di pace non era stato completamente attuato e i reciproci scambi di prigionieri concordati erano stati ritardati. Secondo dati riferiti da un portavoce dei servizi di intelligence di Kabul, Javid Faisal, e citati da Al-Jazeera, durante il mese del Ramadan, che quest’anno si è svolto dal 23 aprile al 23 maggio, gli attacchi dei talebani hanno causato 146 vittime e 430 feriti.

L’ultimo attacco dei talebani contro il governo si è verificato il 18 maggio, quando un edificio dell’unità speciale della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS) afgana, nella provincia di Ghazni, è stato colpito da un kamikaze, causando almeno 7 vittime. Il 14 maggio, un’autobomba piazzata dai talebani, invece, aveva causato la morte di 5 civili in una struttura del Ministero della Difesa, nella città di Gardiz.

Oltre a quelli dei talebani, l’Afghanistan ha subito anche ripetuti attacchi da parte dei militanti dello Stato Islamico, gli ultimi e i più atroci dei quali si sono verificati il 12 maggio. In tale data, un kamikaze si è fatto esplodere durante un funerale nella provincia di Nangarhar, nell’Afghanistan orientale, causando la morte di 24 persone. Parallelamente, alcuni uomini armati hanno fatto irruzione in un ospedale a Kabul, dove Medici Senza Frontiere gestisce una clinica di maternità, causando la morte di almeno 14 civili, di cui 2 neonati. In risposta a tali eventi, il 13 marzo, Ghani ha poi ordinato alle forze armate di passare ad una “modalità offensiva” contro i talebani e gli altri gruppi armati.

L’Afghanistan è soggetto ad instabilità e lotte interne da molti anni. Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica nel Paese, durato dal 1979 al 1989, nel 1996 i talebani avevano assunto il controllo di gran parte del Paese, dopo una lunga guerra civile con altri gruppi armati. L’allora governo di Kabul era appoggiato dai talebani ma nel 2001 un intervento americano lo aveva ribaltato. Gli USA avevano accusato le autorità afgane di aver fornito asilo ad al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001 dove persero la vita circa 3.000 persone, e da allora le truppe statunitensi sono attive nel Paese, relegando i talebani in alcune roccaforti.

Lo scorso 29 febbraio, gli Stati Uniti e i talebani hanno siglato un accordo a Doha, in Qatar, per la riduzione della presenza americana nel Paese, in seguito al quale, tuttavia, le tensioni interne tra governo e militanti sono aumentate. Tuttavia, Washington proseguirà con il ritiro di gran parte delle proprie truppe.

Il ritiro delle forze armate statunitensi dopo 19 anni di guerra è sempre stato uno tra gli obiettivi principali della politica estera del presidente, Donald Trump. Le truppe americane hanno condotto nel Paese due missioni, una insieme alla NATO nota come “Resolute Support”, iniziata nel 2003 e volta all’addestramento e al sostegno delle truppe afgane e una indipendente di lotta al terrorismo, nota come “Sentinella della libertà”.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.