USA-Afghanistan: incertezze sul taglio dei finanziamenti

Pubblicato il 23 maggio 2020 alle 6:30 in Afghanistan USA e Canada

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Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti non ha effettuato il taglio di 1 miliardo di dollari di finanziamenti per le forze di sicurezza afghane, nonostante le dichiarazioni del segretario di Stato, Mike Pompeo. 

Il Pentagono non ha ancora eseguito le modifiche annunciate da Pompeo, il 23 marzo. Nello specifico, il segretario alla Difesa degli USA, Mark Esper, non ha fornito alla sua agenzia indicazioni su come eseguirlo. Non è chiaro se l’amministrazione del presidente Donald Trump potrebbe aver deciso di non ridurre i finanziamenti o se si è trattato di una mancata comunicazione tra i dipartimenti di Stato e Difesa. Un portavoce del Pentagono non ha chiarito il motivo per cui i tagli non erano stati effettuati immediatamente, ma ha affermato che i dipartimenti stavano lavorando su come eseguirli. “Il segretario Esper sostiene gli sforzi del Dipartimento di Stato per incoraggiare il governo afghano ad andare avanti con il processo di pace inter-afghano”, ha dichiarato il tenente colonnello dell’esercito, Thomas Campbell.

Tale questione viene sollevata all’indomani dell’ennesima violenza nel Paese. Il 21 maggio, a Nangarhar, il convoglio del governatore distrettuale, Chaparhar Mohammad Seddiq Dawlatzai, è stato preso di mira da un kamikaze. L’attacco è avvenuto alle 15, ora locale, nel distretto di Behsud, quando un attentatore suicida si è fatto esplodere nei pressi del convoglio di Dawlatzai, causando il ferimento dell’uomo e di suo figlio. I feriti sono in condizioni stabili, secondo quanto hanno dichiarato i funzionari. Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità di questo assalto. 

Uno scenario di instabilità caratterizza l’Afghanistan da decenni. I talebani si sono affermati come gruppo dominante in seguito al crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. Le truppe statunitensi, nel 2001, sono poi giunte Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. 

Il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso. Nonostante ciò, Washington rimane impegnata a ritirare buona parte delle truppe dall’Afghanistan, entro 14 mesi dall’accordo di Doha. Da parte sua, il governo afghano teme le violenze dei talebani, che non hanno mai smesso di attaccare le forze di sicurezza. L’ultimo assalto risale alla sera del 3 maggio, quando 5 agenti sono stati uccisi e altri 5 sono rimasti feriti dall’esplosione di un’autobomba nella provincia di Helmand. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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