Libia: telefonata tra Trump ed Erdogan, trovati mercenari russi a Tripoli

Pubblicato il 23 maggio 2020 alle 19:11 in Libia Turchia

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Il presidente americano, Donald Trump, e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno intrattenuto un colloquio telefonico nella giornata del 23 maggio. I due leader hanno confermato il proseguimento della cooperazione militare e politica, in particolare per quanto riguarda il conflitto in Libia e quello in Siria. In particolare, Trump ha incoraggiato il ridimensionamento del conflitto libico. Entrambi hanno poi espresso la necessità di continuare a ricercare la stabilità nel Mediterraneo orientale e Erdogan ha confermato l’appoggio degli alleati della NATO a raggiungere tale fine. Parallelamente, il corpo di un mercenario russo è stato trovato a Sud di Tripoli.

Nella stessa giornata del 23 maggio, il Ministero degli Esteri di Tripoli ha annunciato che, a seguito degli scontri avvenuti venerdì 22 maggio a Salah al-Din, a Sud della capitale libica, è stato trovato il corpo di un mercenario russo che faceva parte del gruppo Wagner, un’organizzazione paramilitare russa. Stando a quanto riferito dalle Special Deterrence Forces (RADA) di Tripoli, e riportato dal The Libya Observer, i soldati russi uccisi sarebbero stati 3, 2 dei quali sono stati però recuperati dalle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Tripoli ha quindi lanciato un’investigazione sulla presenza di mercenari di Mosca in Libia per fornire al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, un’ulteriore prova del loro coinvolgimento nei combattimenti a Sud di Tripoli. Nello scenario del conflitto libico, insieme all’Italia e al Qatar, la Turchia è un alleato del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, guidato dal presidente Fayez al-Sarraj e in lotta con l’Esercito Nazionale Libico di Tobruk, il cui leader è il generale Khalifa Haftar. Quest’ultimo è sostenuto, invece, da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia, Giordania e Francia.

Sempre il 23 maggio, il portavoce del GNA, Mohammed Qanunu, ha affermato che il proprio esercito ha sottratto altri due accampamenti militari al nemico, collocati rispettivamente a Hamza e Yarmuk, a Sud della capitale libica, dove i militari del GNA sono ora impegnati a rilevare mine e ordigni esplosivi lasciati dalle forze di Haftar. L’esercito di Tripoli, dopo aver sottratto al LNA l’importante base di al-Watiya lo scorso 18 maggio, si sta preparando all’assedio della roccaforte nemica a Tarhuna. Dallo scorso 18 aprile, l’esercito di Al-Serraj ha lanciato un’efficace offensiva contro tale città che ha indebolito le forze del di Haftar. Collocata a 65 km a Sud-Est della capitale, per Tobruk tale città rappresenta una base strategica per lanciare attacchi contro Tripoli ed è diventata una sua importante roccaforte nell’area, dopo la perdita della città di Gharyan, il 27 giugno 2019. In tali operazioni, per il GNA il sostegno di Ankara è fondamentale.

Tuttavia il coinvolgimento di Paesi terzi in Libia è stato proibito dall’Onu. Lo scorso 12 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 2510, proposta dal Regno Unito e sostenuta da altri 14 Paesi, nonostante l’astensione della Russia. Con essa gli Stati dell’Onu si sono impegnati a non a non interferire nel conflitto libico e a non adottare qualsiasi tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi sancito in precedenza, nel 2011. Inoltre, dallo scorso primo aprile, è attiva l’operazione Irini, una missione aerea e navale lanciata dall’Unione Europea nel Mediterraneo orientale, volta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi. Il 24 aprile, però, in un messaggio inviato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Al-Sarraj si è opposto a tale missione, affermando che essa trascura il controllo dei confini terrestri, attraverso i quali avviene la maggior parte della fornitura di armi e munizioni per l’esercito di Haftar.

La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica. Al momento, si combattono il governo di Tripoli, nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat  e riconosciuto dall’Onu e il governo di Tobruk.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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