Cina: appoggio del governo di Hong Kong e sanzioni dagli USA

Pubblicato il 23 maggio 2020 alle 11:20 in Cina USA e Canada

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La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha espresso il proprio appoggio per la nuova legge di sicurezza nazionale proposta dalla Repubblica Popolare Cinese (RPC) per Hong Kong, affermando che tutto ciò che protegga la sicurezza nazionale e aiuti la stabilità dell’isola è positivo per gli affari e gli investimenti, il 22 maggio. Il giorno successivo, l’ultimo governatore inglese dell’isola, Chris Pattern, ha invece affermato che la RPC ha tradito Hong Kong e ha parlato di dittatura da parte di Pechino, chiedendo al governo di Londra di prendere una posizione a riguardo. Parallelamente, il Dipartimento americano per il Commercio ha affermato che sanzionerà 33 tra aziende e istituzioni governative cinesi per abusi nei confronti della minoranza degli Uiguri, perpetrati nella provincia cinese di Xinjiang.

La dichiarazione della governatrice di Hong-Kong è stata un messaggio di rassicurazione per le recenti preoccupazioni relative al futuro come primario centro finanziario dell’isola e al suo status di autonomia. Pechino ha proposto una nuova legge di sicurezza nazionale per Hong Kong che, secondo alcuni, potrebbe erodere il modello “un Paese due sistemi”, che ha finora garantito all’isola un alto grado di autonomia dal governo centrale, anche  in ambito economico. Tale relazione era stata concordata nella Dichiarazione congiunta sino-inglese del 1984,  con cui è stata stabilita la cessione dell’isola da parte del Regno Unito alla RPC, avvenuta poi il primo luglio 1997.

Lam ha affermato che la recente altalenanza del mercato azionario di Hong Kong è dovuta in larga parte alle proteste pro-democrazia del 2019, che hanno destabilizzato il settore. Secondo la governatrice, quindi, il sentimento degli investitori potrebbe essere incoraggiato dalla nuova legge di sicurezza nazionale che, se approvata, dovrebbe servire ad impedire movimenti secessionisti e sovversivi, così come interferenze straniere e atti di terrorismo sull’isola. Con tale finalità, il governo centrale potrebbe istituire delle proprie agenzie di intelligence sulla regione amministrativa speciale e in molti temono che tali forze armate potrebbero applicare la legge nazionale in maniera diretta, senza prima passare per quella locale.

La proposta di una nuova legge di sicurezza nazionale per Hong-Kong è stata annunciata dal premier cinese, Li Keqiang, all’Assemblea Nazionale del Popolo, lo scorso 22 maggio. Li ha affermato che l’intento di Pechino è quello di istituire un sistema legale e un meccanismo di applicazione della legge che siano sicuri. Tuttavia, nel suo discorso, il premier non ha fatto alcun riferimento alla Basic Law, una legge nazionale della RPC che funge da costituzione de facto per Hong Kong e che fu adottata in seguito alla cessione alla RPC. La nuova legge di sicurezza nazionale dovrebbe rientrare nell’Allegato III della Basic Law, consentendole di scavalcare il Consiglio Legislativo di Hong Kong.  

Nonostante i timori per le mosse della RPC, sono arrivate più rassicurazioni sul fatto che la nuova legge non soverchierà quella locale. La ex presidente della Commissione per la Basic Law, nonché primo ministro della Giustizia dell’isola, Elsie Leung Oi-sie, ha affermato che gli agenti della Cina continentale saranno soggetti sia alla legge di Hong Kong, sia a quella nazionale. Ad esempio, per condurre perquisizioni, gli agenti di Pechino dovranno prima rivolgersi ai tribunali locali per ricevere un mandato. Inoltre, eventuali trasgressori della legge non potrebbero essere processati nella Cina continentale, timore della maggior parte della popolazione dell’isola che ha portato alle manifestazioni anti governative, iniziate il 31 marzo 2019. In tale data,  la popolazione è scesa  in strada per manifestare contro una proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong-Kong. Tale proposta è stata poi ritirata, ma le proteste si sono evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale nelle questioni interne dell’isola, tutt’ora attive.

Gli USA sono stati tra i Paesi che hanno espresso preoccupazione per la proposta di legge avanzata da Pechino. Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, la ha definita “disastrosa” e ha dichiarato che una simile mossa potrebbe avere un impatto sulla posizione degli Stati Uniti in merito. Gli USA sono stati più volte accusati di fomentare le proteste ad Hong Kong e sono stati esortati da Pechino a non interferire in questioni di carattere interno. I regno Unito, invece, non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito.

Nella stessa giornata del 22 maggio, il Dipartimento americano per il Commercio ha comunicato sanzioni contro 33 tra aziende e istituzioni governative cinesi per la violazione dei diritti umani della minoranza uigura del Xinjiang. In particolare, l’Istituto di Scienze forensi del Ministero per la Sicurezza pubblica e l’azienda Aksu Huafu Textiles saranno sanzionati per violazioni ed abusi dei diritti umani, mentre altre 7 entità per aver contribuito alla sorveglianza illecita sulla popolazione della provincia. Il Dipartimento americano ha affermato che le entità in questione si sono rese complici della campagna di repressione, detenzione di massa arbitraria, lavori forzati e controllo con l’ausilio di moderne tecnologie perpetrati contro la minoranza degli Uiguri e di altri musulmani in Xinjiang. Già nell’ottobre 2019, i legislatori americani avevano sanzionato 28 entità cinesi per il loro coinvolgimento nella violazione dei diritti degli Uiguri, alle quali se ne sono ora aggiunte altre 33.

Gli Uiguri sono un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel Nord-Ovest della RPC, e in particolare nella regione autonoma di Xinjiang. La minoranza ha spesso denunciato il tentativo di Pechino di volerla integrare con la forza. Migliaia di Uiguri sono attualmente detenuti in quelli che la RPC ha definito “campi di rieducazione politica”, in Xinjiang. In molti hanno accusato la RPC di perpetrare violazioni dei diritti umani in tali strutture ma,  da parte sua, il governo cinese ha negato tali accuse, dichiarando che si è trattato di formazione vocazionale e di scoraggiamento dell’estremismo, sostenendo che gli estremisti separatisti in seno alla minoranza degli Uiguri siano colpevoli di organizzare attacchi terroristici contro la popolazione cinese Han.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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