Siria: continua la vicenda del “banchiere di Assad”

Pubblicato il 22 maggio 2020 alle 10:00 in Medio Oriente Siria

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Le autorità siriane hanno imposto a Rami Makhlouf, cugino del presidente siriano, Bashar al-Assad, il divieto di lasciare il Paese, fino a quando non salderà il debito con il fisco di Damasco.

Makhlouf, definito l’uomo più ricco del Paese, nonché “il banchiere di Assad”, è al centro di una disputa che lo vede sotto accusa per non aver pagato al fisco di Damasco tasse pari a circa 300 milioni di dollari. Dopo che, il 19 maggio, il Ministero delle Finanze siriano ha stabilito di congelare i suoi beni mobili e immobili, il tribunale amministrativo, nella sera del 21 maggio, ha emesso una sentenza con cui vieta a Makhlouf di attraversare i confini siriani. Il divieto varrà fino a quando non sarà stabilita una decisione che ponga fine al caso e fino a quando l’imputato non pagherà la somma richiesta.

Rami Makhlouf è a capo di una compagnia telefonica, Syriatel, ed è considerato tra i maggiori finanziatori del regime di Assad negli ultimi 20 anni, nonché tra i sostenitori degli sforzi profusi nei campi di battaglia. Dopo aver assunto il controllo di circa il 60% dell’economia siriana, il magnate era stato in grado di accumulare una fortuna pari a circa 10 miliardi di dollari, attirando sanzioni da parte dell’Europa e degli Stati Uniti, che l’hanno accusato di finanziare il regime e le sue operazioni militari. Tuttavia, la richiesta di Damasco e le accuse di evasione fiscale hanno provocato una disputa interna, che vede Makhlouf rivolgere diverse critiche contro il cugino Assad.

La sentenza del tribunale siriano è giunta a seguito di un reclamo presentato dal Ministro delle Comunicazioni e dal direttore generale dell’Autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni, i quali hanno richiesto il pagamento delle tasse arretrate. In tale quadro, il fratello minore di Rami Makhlouf, Ihab, ha annunciato le sue dimissioni da Syriatel, affermando altresì di non aver subito alcun tipo di pressione, contrariamente alle parole del fratello. Non da ultimo, Ihab ha sottolineato la propria fedeltà al regime di Assad.

Risale al 27 aprile l’accusa dell’Autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni contro le due società “Syriatel” e “MTN”, in debito con il governo siriano di una somma complessiva di circa 233,8 miliardi di sterline siriane, pari a quasi 456 milioni di dollari. Alle due compagnie erano state concesse due settimane per versare le tasse dovute alle casse dello Stato. Da parte sua, Makhlouf ha successivamente dichiarato di aver mostrato la disponibilità a riscuotere quanto dovuto in forma rateizzata, sebbene il fallimento di Syriatel possa rappresentare un grave danno per l’economia siriana, vista la partecipazione di circa 6500 azionisti, ed ha criticato le misure intraprese nei propri confronti.

Uno degli ultimi video è stato trasmesso il 17 maggio, quando Makhlouf ha negato qualsiasi accusa nei propri confronti e della sua compagnia, ed ha ricordato al presidente Assad il sostegno offertogli nel corso dei nove anni di conflitto e come la propria compagnia abbia offerto lavoro a migliaia di siriani. Parallelamente, Makhlouf ha dichiarato che il governo di Damasco lo avrebbe esortato a lasciare la presidenza di Syriatel, minacciandolo di arresto in caso di rifiuto, dopo che alcune figure di spicco della compagnia sono state già arrestate. A tal proposito, a detta del magnate, il governo continua ad esercitare pressioni “disumane” attraverso le proprie forze di sicurezza che, arrestando i dipendenti di Syriatel, attaccano altresì le libertà del popolo. “Questi sono i tuoi fedeli sostenitori. La situazione è pericolosa e, se continuiamo, la situazione del Paese sarà molto difficile” ha poi affermato il cugino del presidente.

Makhlouf aveva assunto il controllo di un buon numero di pilastri dell’economia, tra cui il settore dell’edilizia, le importazioni di automobili, la vendita al dettaglio, il turismo e le telecomunicazioni, e la Syriatel è stata considerata tra le maggiori fonti economiche del regime. Pertanto, la vicenda, secondo alcuni, rappresenta una fonte di preoccupazione per il settore finanziario siriano, soprattutto in un momento in cui Assad comincia a pensare ad una eventuale ricostruzione del Paese in una fase di “dopoguerra”.

La questione si colloca in un clima che vede la Siria vittima di un conflitto entrato nel suo decimo anno. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011 e vede, da un lato, l’esercito del regime siriano coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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