L’ONU chiede a Malta di far sbarcare i migranti bloccati in mare

Pubblicato il 22 maggio 2020 alle 16:14 in Immigrazione Malta

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LAgenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e lOrganizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) hanno invitato Malta e altri Paesi europei ad accelerare gli sforzi per portare sulla terraferma i 160 migranti e richiedenti asilo, provenienti dalla Libia e bloccati in mare da due settimane. L’appello a far sbarcare tutti i rifugiati che si trovano attualmente a bordo di due navi commerciali della Captain Morgan maltese è stato lanciato giovedì 21 maggio, in seguito allevacuazione di 21 migranti, principalmente donne e bambini.

“È importante far scendere le altre persone il più presto possibile, dal momento che sono a bordo della nave da circa due settimane, ovvero hanno completato il periodo di quarantena standard per limitare il rischio di COVID-19, ha spiegato lUNHCR, precisando che, ciononostante, non cè ancora alcuna chiarezza sullo sbarco. “È inaccettabile lasciare le persone in mare più a lungo del necessario e gli Stati devono continuare a permettere ai rifugiati di sbarcare sulla terraferma in linea con le regole del diritto internazionale, consentendo loro di accedere alle procedure di asilo e allassistenza necessaria”, ha aggiunto lagenzia dellONU.

Le due organizzazioni hanno altresì avvertito che il coinvolgimento diretto o indiretto degli Stati nelleventuale ritorno in Libia dei rifugiati potrebbe rappresentare una violazione del diritto internazionale. “L’UNHCR e l’IOM ribadiscono inequivocabilmente che nessuna persona salvata in mare dovrebbe essere riportata in Libia”, si legge nella nota firmata da entrambi gli enti, dove si precisa che il rischio per la vita dovuto allintensificarsi dei conflitti, alla detenzione arbitraria e alle violazioni dei diritti umani rende il Paese nordafricano un luogo considerato non sicuro”.

Al termine del loro rapporto, le due agenzie dellONU, riconoscendo gli sforzi maggiori richiesti ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, hanno assicurato il loro sostegno ai governi nazionali e hanno invocato una più concreta solidarietà da parte degli altri Stati dell’UE, suggerendo lelaborazione di un “meccanismo di ricollocazione tempestivo e prevedibile” in tutto il blocco. “Un sistema chiaramente concordato per la ricollocazione post-sbarco è urgentemente necessario se vogliamo finalmente abbandonare un ciclo perpetuo di negoziazioni e accordi ad hoc che mettono ulteriormente a rischio la vita e la salute delle persone”, ha concluso la nota congiunta di IOM e UNHCR.

Il governo maltese ha approvato all’unanimità, l’11 aprile, una decisione che impedisce alle navi delle organizzazioni no-profit e ad altre imbarcazioni di portare nel Paese le persone salvate in mare, ovvero migranti, rifugiati e richiedenti asilo. La misura è stata adottata in maniera preventiva per cercare di limitare la diffusione dei contagi dovuti all’epidemia di coronavirus. Tuttavia, l’IOM e l’UNHCR hanno specificato che le misure di sanità pubblica, come le quarantene obbligatorie per un tempo limitato, lo screening medico e l’allontanamento fisico devono essere applicate senza discriminazioni, nel rispetto delle norme del diritto marittimo internazionale.

Nel frattempo, lONG Human Rights Watch ha denunciato latteggiamento di Malta, che, a suo dire, starebbe cercando di fare pressione sugli altri Paesi per costringerli ad accogliere i richiedenti asilo. “È incredibile che il governo maltese stia tenendo prigioniere queste persone su traghetti turistici in condizioni misere per settimane per fare in modo che altri Paesi dell’UE siano infine costretti a prenderli”, ha dichiarato Judith Sunderland, vicedirettore per l’Europa e l’Asia centrale presso HRW. “Le preoccupazioni per il COVID-19 e i reclami di vecchia data, in parte giustificati, per la mancanza di unequa condivisione delle responsabilità in materia di immigrazione non possono giustificare questo comportamento vergognoso”, ha aggiunto. Le autorità della Valletta, da parte loro, non hanno ancora rilasciato alcuna dichiarazione in merito.

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Chiara Gentili

di Redazione

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