Libia: nonostante l’avvertimento di Ankara, l’LNA si prepara alla controffensiva

Pubblicato il 22 maggio 2020 alle 9:02 in Libia Turchia

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Il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Ahmed al-Mismari ha riferito, all’alba di venerdì 22 maggio, che 4 aerei da guerra sono nuovamente in funzione, dopo essere stati sottoposti ad operazioni di manutenzione, e che le proprie forze, guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno lanciato una serie di attacchi contro le postazioni dell’esercito tripolino nei dintorni di al-Watiya e Asbi’ah.

La dichiarazione di al-Mismari fa seguito alle ultime mosse delle forze del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), attuate nei fronti di combattimento libici a partire dal 18 maggio, data in cui l’esercito del GNA è riuscito a prendere il controllo di una delle roccaforti di Haftar nell’Ovest della Libia, la base aerea di al-Watiya. Dal canto suo, l’LNA, il 21 maggio ha annunciato l’avvio della campagna aerea “più vasta nella storia della Libia”, che mira a colpire, in particolare, gli interessi della Turchia in Libia. Ciò ha spinto il Ministero degli Esteri turco, tramite il suo portavoce Hami Aksoy, a mettere in guardia Haftar, affermando che qualsiasi attacco contro obiettivi turchi in Libia avrà gravi conseguenze e che anche le forze dell’LNA potrebbero rappresentare “obiettivi legittimi”.

In tale quadro, nella tarda serata del 21 maggio, l’esercito di Haftar ha altresì riferito di aver abbattuto un aereo turco nei pressi di Tarhuna e che questo è stato, in realtà, il secondo nel giro di poche ore. Come riferito da fonti militari dell’LNA, Tarhuna è sottoposta a continui attacchi da parte delle forze del GNA. Tale città rappresenta una delle ultime roccaforti di Haftar in Tripolitania e, pertanto, le forze di Tripoli mirano a prenderne il controllo, sia bombardandola sia ostacolando i canali di rifornimento dell’LNA. A tal proposito, è stato riferito che sono stati circa 60 i missili Grad che hanno colpito l’area, danneggiando altresì alcune abitazioni civili e una scuola.

É stato lo stesso al-Mismari a confermare, nel corso di una conferenza stampa tenuta il 21 maggio, che Ankara continua a sostenere il governo di Tripoli, ma che, “sotto la copertura di un accordo con il GNA” attacca il popolo libico. “La sovranità e la libertà della nostra patria sono in pericolo e dobbiamo combattere” ha poi aggiunto il portavoce, il quale ha specificato che vi sono circa 1500 soldati turchi in Libia e che Ankara è in procinto di inviare altri 2500 membri delle forze speciali e di commando.

La Turchia sostiene il governo di Tripoli, le cui forze, dal 25 marzo, sono impegnate nell’operazione intitolata “Tempesta di Pace”. Prima della conquista di al-Watiya, il 13 aprile, l’esercito del GNA aveva già ripreso il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale libica, tra cui Sorman, Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat, mentre il 18 aprile ha avviato un’offensiva contro Tarhuna, che ha consentito alle forze tripoline di avvicinarsi alla roccaforte. L’LNA, dal canto suo, nelle ultime settimane ha continuato la propria offensiva contro la capitale Tripoli, in corso sin dal 4 aprile 2019.

Tali operazioni sono da inserirsi nel quadro del perdurante conflitto libico, il cui inizio risale al 15 febbraio 2011. I due schieramenti che si affrontano nel palcoscenico libico sono, da un lato, il GNA, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj. Questo è nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è l’unico governo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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