Libia: in attesa dell’assedio di Tarhuna

Pubblicato il 22 maggio 2020 alle 17:58 in Africa Libia

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Il governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), sta mobilitando le proprie forze verso Tarhuna. Parallelamente, una fonte affiliata all’Esercito Nazionale Libico (LNA) ha rivelato l’arrivo di un aereo dalla Turchia, con a bordo armi e munizioni.

Tarhuna è considerata una delle ultime roccaforti nell’Ovest della Libia posta sotto in controllo dell’LNA, guidato dal generale Khalifa Haftar, nonché un canale di passaggio per i rifornimenti destinati alle sue forze. In seguito alla conquista della base di al-Watiya, il 18 maggio, l’esercito di Tripoli si è diretto nei dintorni di tale città, soprattutto dopo essere riuscito ad entrare anche ad Asbi’ah e creando, in tal modo, un corridoio tra Tarhuna e al-Watiya. Sia l’LNA sia le forze del GNA stanno mobilitando il proprio arsenale ed il proprio personale nei dintorni della roccaforte, dove si prevede che l’assedio inizierà a breve.

Non da ultimo, sono stati fatti volare volantini nei centri abitati di Tarhuna, esortando la popolazione a rimanere nelle proprie abitazioni e a non avvicinarsi alle postazioni dell’LNA. Sebbene nelle città e nei villaggi circostanti il GNA sia riuscito ad entrare facilmente anche grazie alla resa della popolazione e delle tribù locali, secondo quanto riferito dal quotidiano al-Arabiya, il Consiglio dei giovani delle tribù di Tarhuna ha condannato i bombardamenti perpetrati contro la città, in quanto questi interessano anche le aree residenziali abitati da civili e hanno impedito l’arrivo di scorte di prodotti alimentari e medicinali.

In tale quadro, anche la Turchia continua a fornire il proprio supporto al governo di Tripoli. A tal proposito, un funzionario del centro di monitoraggio del comando generale dell’LNA, Ghaith Isbaq, ha riferito che un aereo, presumibilmente un Lockheed C-130B, partito da Istanbul, è atterrato a Misurata all’alba del 22 maggio, trasportando armi e munizioni per l’esercito del GNA.

Secondo il quotidiano al-Wasat, la base di al-Watiya ha rappresentato una sorte di chiave di svolta nel conflitto libico, lasciando aperta la possibilità di diversi scenari futuri. A detta del quotidiano, lo scenario “meno costoso” potrebbe essere l’annuncio di un accordo di cessate il fuoco, con il quale poter intraprendere la strada verso il processo politico. Tuttavia, sono molteplici le domande ancora senza risposta e alcuni analisti si interrogano altresì sull’influenza che avranno gli attori esterni, Russia e Turchia in primis e sulle conseguenze del loro supporto.

È dal 4 aprile 2019 che le forze di Haftar cercano di prendere il pieno controllo della capitale Tripoli, attraverso la cosiddetta operazione “Dignità”. L’inizio del conflitto in Libia è, invece, da far risalire al 15 febbraio 2011. I due schieramenti che si affrontano nel palcoscenico libico sono, da un lato, il GNA, e, dall’altro lato, il governo di Tobruk. Il primo, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, è guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj ed è l’unico governo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Tobruk viene invece rappresentata dal generale Haftar e dall’LNA. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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