L’Europa reagisce al ritiro degli Stati Uniti dal trattato con la Russia

Pubblicato il 22 maggio 2020 alle 15:49 in NATO Russia

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Dieci Paesi dell’UE hanno rilasciato un comunicato congiunto con cui hanno espresso il proprio rammarico in seguito al ritiro degli Stati Uniti dal Trattato sui Cieli Aperti (Open Skies Treaty), siglato nel 1992 ma entrato in vigore il 1° gennaio 2002, firmato da 34 Stati, tra cui la Russia.  

È quanto rivelato, venerdì 22 maggio, da The Associated Press, il quale ha altresì specificato che ad aver firmato il comunicato congiunto sono stati i ministri degli Esteri di Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Svezia. In particolare, i ministri dei dieci Paesi hanno dichiarato di ritenere il Trattato sui Cieli Aperti un elemento cruciale del contesto volto all’aumento della fiducia reciproca tra i gli Stati firmatari, i quali partecipano al Trattato per incrementare la trasparenza e la sicurezza nella regione euroatlantica.  

Da parte loro, secondo quanto dichiarato dai 10 omologhi, i Paesi firmatari del comunicato congiunto hanno intenzione di continuare ad implementare il Trattato sui Cieli Aperti, definito funzionante e utile, seppur condividendo le preoccupazioni degli Stati Uniti in merito alla violazione del trattato da parte della Russia, motivo del ritiro di Washington.  

In tale contesto, i 10 ministri hanno richiesto a Mosca di annullare le restrizioni sul traffico aereo presso la regione russa di Kaliningrad, posizionata tra la Lituania e la Polonia, entrambi membri della NATO. 

Il ritiro di Washington dal Trattato sui Cieli Aperti era stato annunciato agli alleati internazionali dall’Amministrazione Trump il 21 maggio. Nello specifico, secondo le motivazioni fornite, gli Stati Uniti hanno deciso di ritirarsi a causa della condotta della Russia, accusata di violare ripetutamente le disposizioni in merito ai sorvoli, e data la possibilità di reperire le immagini che si ottengono dai voli di ricognizione anche a un costo minore attraverso l’impiego di mezzi satellitari. In occasione dell’annuncio in merito al ritiro degli Stati Uniti, gli esperti avevano segnalato il rischio che tale decisione potesse causare l’ira di alcuni membri del Congresso, oltre che un innalzamento dei livelli di tensione con la Russia. 

La possibilità che Washington si ritirasse dall’Open Skies Treaty era già stata segnalata, lo scorso 12 maggio, da un gruppo di ex generali della NATO, i quali avevano invitato l’Europa a prepararsi al possibile ritiro degli Stati Uniti. Nello specifico, il comunicato congiunto era stato firmato da 16 ex generali, ministri della Difesa e comandanti della NATO, coordinati dall’European Leadership Network. Tra i firmatari vi erano stati anche l’ex Capo di Stato Maggiore della Difesa del Regno Unito, il generale David Richards, l’ex Capo di Stato Maggiore tedesco, il generale Klaus Naumann, e l’ex comandante delle Forze dell’Aviazione della Francia, il generale Bernard Norlain.    

L’effettivo ritiro di Washington dal trattato, secondo quanto evidenziato dal comunicato, comporterà la perdita da parte degli Stati Uniti del diritto di condurre voli di ricognizione in Russia, la quale però potrà continuare a effettuare i propri sorvoli in Europa, raccogliendo comunque informazioni sulle basi militari statunitensi in territorio europeo. In tale contesto, i 16 firmatari della dichiarazione avevano invitato gli Stati europei della NATO a rimanere nel Trattato sui Cieli Aperti, sottolineando che il 55% dei sorvoli sono effettuati da parte di Stati europei, i quali sono al tempo stesso anche la destinazione di circa il 59% dei voli di ricognizione della Russia. Ciò mostra che l’Europa ha interesse a proseguire coni propri sorvoli in Russia e che Mosca, al tempo stesso, è interessata a continuare i propri voli di ricognizione in Europa.   

Il trattato sui Cieli Aperti (Open Skies Treaty) è stato siglato a Helsinki il 24 marzo 1992 e, prima del ritiro degli Stati Uniti, contava 34 Paesi firmatari. La Russia ha ratificato il documento nel maggio 2001. In base a quanto sancito dal Trattato, i Paesi hanno la possibilità di condurre voli di ricognizione controllati, ovvero in presenza di personale di altri Stati, al fine di raccogliere informazioni circa le attività militari degli altri Paesi firmatari. Gli esperti a bordo degli aerei vengono sempre scortati da funzionari locali che verificano il rispetto rigoroso dei parametri di volo concordati e l’utilizzo delle attrezzature conformemente alle disposizioni del Trattato. In tale contesto, il documento è considerato un elemento di riduzione del rischio dello scoppio di un conflitto in caso di errori di calcolo.   

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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