L’Egitto accetta di riprendere i colloqui sulla grande diga africana

Pubblicato il 22 maggio 2020 alle 13:10 in Egitto Etiopia

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L’Egitto ha dichiarato di essere disposto a riprendere i negoziaticon il Sudan e l’Etiopia per il riempimento della grande diga africana, il futuro progetto idroelettrico più grande di tutto il continente.

“Il Cairo è sempre pronto ad avviare negoziati e a partecipare alle prossime riunioni per raggiungere un accordo equo, equilibrato e globale”, ha scritto in una nota il Ministero degli Esteri, giovedì 21 maggio, sottolineando che il patto dovrebbe tener conto degli “interessi idrici sia dell’Egitto, sia di quelli dell’Etiopia e del Sudan”. Il riavvicinamento del Cairo giunge dopo che il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, ha tenuto due incontri virtuali separati rispettivamente con il suo omologo egiziano, Mustafa Madbouli, martedì 19 maggio, e con quello etiope, Abiy Ahmed, giovedì 21.

La questione della grande diga africana, conosciuta con il nome di Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD),è da tempo motivo di tensione tra Egitto ed Etiopia. Quest’ultima ha avviato la realizzazione del progetto idroelettrico, destinato a diventare il più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito alla diga, che, a suo avviso, potrebbe rischiare di intaccare il fabbisogno idrico del Paese, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. L’Etiopia, invece, sostiene che il progetto idroelettrico sia essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e, potenzialmente, potrebbe essere in grado di favorire lo sviluppo di tutta la regione. 

Riempire e far funzionare la diga “metterebbe a repentaglio la sicurezza idrica, la sicurezza alimentare e, in effetti, l’esistenza stessa di oltre 100 milioni di egiziani, che dipendono interamente dal fiume Nilo per il loro sostentamento”, aveva dichiarato il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry in una lettera al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il primo maggio. La lettera formulata dal Cairo e consegnata all’ONU ha sollevato il timore di un conflitto potenzialmente innescato dalla situazione di stallo nella realizzazione del progetto idroelettrico.

Ad aprile, il primo ministro Abiy aveva proposto di procedere con il “primo stadio di riempimento” della diga, che avrebbe raccolto circa 18,4 miliardi di metri cubi di acqua per almeno due anni. Ma sia l’Egitto che il Sudan temono che il serbatoio, che ha una capacità di 74 miliardi di metri cubi, intrappoli le loro riserve idriche essenziali. In un commento rilasciato il l 14 maggio, il ministro degli Esteri etiope, Gedu Andargachew, aveva accusato l’Egitto di essere ostruzionista. “L’Etiopia non ha l’obbligo legale di chiedere l’approvazione dell’Egitto per riempire la diga”, aveva affermato Gedu.

Il governo del Cairo, tuttavia, pretende che l’Etiopia approvi l’accordo emerso in seguito a una serie di colloqui condotti sotto gli auspici del Dipartimento del Tesoro americano, intervenuto dopo che il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha presentato una richiesta di mediazione al presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Addis Abeba però si è rifiutata di partecipare all’ultimo round di colloqui e nega che sia stato concordato un accordo.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre 2019, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati altalenanti, con frequenti accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre 2019, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di avallare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione. Risale a novembre l’intervento dell’amministrazione Trump che ha invitato i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan a discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington. Da quel momento, sono stati 7 gli incontri tenutisi negli Stati Uniti in merito alla GERD.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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