La Giordania si oppone al piano di Israele

Pubblicato il 22 maggio 2020 alle 15:24 in Giordania Israele

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Il primo ministro della Giordania, Omar Razzaz, ha affermato che il suo Paese sarà costretto a rivedere le proprie relazioni con Israele se questo proseguirà con il suo piano di annessione dei territori della Cisgiordania e della Valle del Giordano.

Le parole del premier sono giunte nella sera del 21 maggio, nel corso di un’intervista con l’agenzia di stampa giordana, riportata altresì dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed. In particolare, Razzaz ha affermato che il Regno hashemita non accetterà le decisioni prese unilateralmente da Israele, riferendosi all’intenzione del premier israeliano, Benjamin Netanyahu di annettere la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale entro il primo luglio prossimo. L’idea è stata appoggiata anche dal suo nuovo alleato, Benny Gantz, con cui Netanyahu ha raggiunto un accordo volto a formare un governo di accordo nazionale.

Il primo ministro giordano ha evidenziato come il monarca del Regno hashemita, Abdullah II, sia stato chiaro ed abbia espresso una politica coerente con i principi giordani, basati sulla pace e la sicurezza a livello internazionale. A detta di Razzaz, Netanyahu starebbe approfittando di alcune situazioni attuali, tra cui l’emergenza coronavirus e le elezioni israeliane più volte vacillate, per attuare il suo progetto. Tuttavia, ha affermato il premier giordano, il suo Paese non accetterà il piano di Israele ed è pronto a rivalutare le relazioni nel caso in cui la missione venga portata a termine. Inoltre, secondo Razzaz, è probabile che si vada a formare un fronte comune tra gli Stati arabi che si oppongono al piano di annessione, con la speranza che l’intera comunità internazionale si impegni a preservare la pace nella regione mediorientale e nel mondo intero. Come riferito anche dal re Abdullah II, la Giordania teme che il crollo dell’Autorità palestinese possa causare una maggiore ondata di caos ed estremismo in Medio Oriente.

Il Regno hashemita è connesso alla questione palestinese, sebbene sia l’unico paese arabo in Medio Oriente ad avere firmato un trattato di pace con Israele, quello del 1994, che ha normalizzato le relazioni tra i due Paesi dopo due conflitti. Il primo risale al 1948 e portò allo stanziamento di Israele nelle aree occidentali della Palestina, mentre la Giordania prese il controllo delle zone orientali palestinesi. Il secondo conflitto è del 1967 e risultò nella sconfitta della Giordania, con il conseguente ritiro da Gerusalemme Est e dalla Cisgiordania, pur continuando a mantenere la sovranità in questi territori.

Nonostante il trattato di pace di Wadi Araba del 1994, che aveva posto le basi per la pace dopo decenni di guerra tra Giordania e Israele, il popolo giordano continua a considerare Israele un nemico. La popolazione del Regno hashemita è costituita da circa il 70% di palestinesi, discendenti di coloro giunti nel Paese durante la dominazione hashemita della Cisgiordania, dal 1948 al 1967, e dei profughi dei numerosi conflitti israelo-palestinesi avvenuti dal secondo dopoguerra a oggi.

Uno dei recenti motivi di mobilitazione da parte della popolazione giordana contro Israele è stato il cosiddetto Piano di Pace in Medio Oriente, svelato il 28 gennaio dal presidente statunitense, Donald Trump. Questo, se portato a termine, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 50 miliardi di dollari in investimenti internazionali, volti a costruire una nuova entità para-statale palestinese, con una propria capitale, Al-Quds, che includerebbe alcune delle aree esterne di Gerusalemme Est.

Sin dal 31 gennaio, la Giordania ha espresso la propria opposizione e migliaia di manifestanti si sono riversati nelle piazze di Amman e di altre città del Paese, per mostrare la propria solidarietà al popolo palestinese e per esortare i Paesi arabi a salvaguardare il diritto del Regno hashemita a custodire i luoghi santi all’interno di Gerusalemme, tra cui il sito della moschea di al-Aqsa, il terzo luogo sacro dell’Islam. In tale occasione, il re Abdullah II aveva ribadito la “ferma posizione” della Giordania a sostegno della popolazione palestinese, oltre che a favore della creazione di uno Stato indipendente, basato sui confini pre-1967, con Gerusalemme Est come capitale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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