Coronavirus in Iran: 10.000 contagi in 4 giorni

Pubblicato il 22 maggio 2020 alle 14:21 in Iran Medio Oriente

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Il numero dei casi positivi al Covid-19 in Iran continua ad aumentare, giungendo alla soglia dei 130.000 contagi. Ciò nonostante, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha riferito che la diffusione del virus verrà presto frenata.

In particolare, secondo quanto riferito dal Ministero della Sanità iraniano, il 21 maggio, il Paese ha registrato un aumento pari a +2.392 contagi nelle 24 ore precedenti al bollettino, e, il 22 maggio, la soglia dei 130.000 è stata superata, giungendo a quota 131.652 casi positivi. I decessi da coronavirus ammontano in totale a 7.300 e, sebbene vi sia stato un calo negli ultimi giorni, sono i pazienti ricoverati in terapia intensiva ad aumentare. Tuttavia, a detta del portavoce del Ministero della Salute iraniano, Kianoush Jahanpour, anche il numero dei pazienti guariti è aumentato, toccando quota 102.276.

Nelle ultime due settimane, il coronavirus ha causato un aumento dei pazienti infetti e dei decessi. Il 17 maggio, i dati ufficiali parlavano di 120.198 casi e le autorità iraniane hanno annunciato lo stato di allerta in sei delle 31 province iraniane. Non da ultimo, circa 10.000 operatori del settore sanitario sono risultati infetti e tra questi 100 sono deceduti fino al mese di aprile. Di fronte a tale scenario, il presidente Rouhani ha affermato, nella giornata del 20 maggio, che la curva dei contagi presto scenderà, dopo che il Paese, negli ultimi tre mesi, ha vissuto ogni fase legata alla progressiva diffusione del virus. Anche per il Ministero della Sanità, l’Iran ha oramai raggiunto la fase di picco.

Tuttavia, come evidenziato anche da Rouhani, i protocolli stabiliti dalle autorità iraniane non sono stati completamente rispettati in tutte le regioni e ciò ha causato un peggioramento della situazione. I governatori, dal canto loro, hanno risposto affermando che, in realtà, la popolazione ha rispettato le disposizioni anche a seguito della ripresa delle attività economiche dell’11 aprile scorso.

Le autorità iraniane e il Ministero della Salute hanno continuato ad esortare i cittadini iraniani a rispettare le misure di isolamento e distanziamento anche per l’Eid al-Fitr, soprattutto ad Ahvaz, considerata una delle regioni maggiormente colpite al momento. In tale quadro, la consueta marcia della “Giornata di Gerusalemme”, solitamente celebrata l’ultimo venerdì di Ramadan, non si è tenuta a Teheran e in altre regioni considerate “zona rossa”, e sono state predisposte misure anche in occasione dei festeggiamenti per la fine del mese sacro, da tenersi intorno al 23 maggio. A detta del portavoce del Ministero della Sanità iraniano, Kianoush Jahanpour, se la situazione ad Ahvaz si stabilizzerà, si potrà parlare di un passaggio da una fase di “controllo” della pandemia ad una di “contenimento”. Tuttavia, ha riferito il portavoce, dal 95% dei ricoveri del primo mese di diffusione del virus si è passati al 15%.

L’Iran è considerato il focolaio di Covid-19 in Medio Oriente, oltre ad essere il Paese maggiormente colpito nella regione. I primi contagi erano stati riportati il 19 febbraio nella città di Qom, ritenuta altresì meta di pellegrinaggio religioso. Da allora, il virus si è diffuso negli altri governatorati, tra cui la capitale Teheran e il governatorato settentrionale di Gilan, e diversi Paesi mediorientali hanno riferito di aver registrato casi legati proprio a tale Paese.

In tale quadro, l’economia di Teheran risente delle conseguenze scaturite dall’emergenza coronavirus e dal crollo dei prezzi di petrolio, considerato un duro colpo imprevisto. Il Ministero del petrolio, attraverso i suoi broker fidati, ha venduto il greggio a circa 10 dollari al di sotto del prezzo di mercato del Brent, per creare un incentivo per gli acquirenti, Cina in primis. Le entrate petrolifere rappresentano intorno al 10% del bilancio dell’Iran e il budget per il 2020 era stato inizialmente calcolato sulla base della vendita di un milione di barili di petrolio al giorno a circa 50 dollari al barile. Tuttavia, le perduranti sanzioni imposte dagli Stati Uniti, la riduzione della domanda di petrolio e il calo dei prezzi hanno determinato cambiamenti per il piano di bilancio iraniano.

Di fronte ad uno scenario economico sempre più precario, il 12 marzo scorso, il direttore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati, aveva riferito che l’Iran aveva chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus, oltre all’attuazione del Rapid Financing Instrument (RFI), un meccanismo di finanziamento del FMI. Tuttavia, secondo Teheran, gli Stati Uniti hanno ostacolato l’invio dei prestiti richiesti. Dal canto suo, il ministro delle Finanze e dell’Economia iraniano, Farhad Dejpasand, ha confermato, il 7 aprile, che la pandemia di corona influenzerà il 15% del PIL del Paese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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