Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti: amici nemici?

Pubblicato il 22 maggio 2020 alle 12:40 in Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti

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Le tensioni nel Sud dello Yemen continuano e Riad ed Abu Dhabi si trovano a sostenere due fronti opposti, rispettivamente il governo yemenita ed i gruppi secessionisti. Le critiche e le accuse degli ultimi giorni hanno sollevato dubbi sulla solidità dell’alleanza saudita-emiratina, impegnata in Yemen per contrastare i ribelli sciiti Houthi.

In particolare, il 17 maggio, pirati armati hanno attaccato una chimichiera mentre questa si trovava nel Golfo di Aden. L’episodio ha portato la coalizione a guida saudita ad accusare il Consiglio di Transizione Meridionale (STC), rappresentante dei separatisti del Sud dello Yemen ed appoggiato da Abu Dhabi, di impedire alla guardia costiera yemenita di svolgere la propria missione di salvaguardia dei canali di navigazione. Simili accuse sono giunte anche dal ministro dell’Informazione yemenita, Muammar al-Eryani, secondo cui il STC è responsabile per aver ostacolato le attività della guardia costiera e gli sforzi profusi dal governo legittimo per garantire la sicurezza delle coste meridionali yemenite.

Tali affermazioni giungono dopo che, secondo alcune fonti, il STC ha di recente preso il controllo di imbarcazioni marittime nella città di Aden, rifiutandosi di consegnarle alla Guardia costiera. Il governo yemenita teme che il controllo delle imbarcazioni da parte del Consiglio di transizione possa portare nuovamente ad attività di contrabbando di armi iraniane verso gli Houthi. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa turca Anatolia, i gruppi separatisti hanno risposto alle accuse affermando che non consegneranno “le loro coste ai comandanti terroristi del governo”.

A detta di alcuni esperti, si è trattato di un primo scontro verbale tra l’alleanza a guida saudita e il Consiglio di transizione meridionale, fino ad ora ritenuto un partner strategico nella lotta contro i ribelli sciiti Houthi. Non da ultimo, alcuni hanno sottolineato come Riad abbia preso posizione contro le forze separatiste, e ciò potrebbe portare ad un maggiore rafforzamento del governo yemenita nella lotta contro le spinte secessioniste. Tuttavia, Riad è altresì impegnata in negoziazioni con il STC, volte a risolvere la questione e salvaguardare l’accordo raggiunto il 5 novembre scorso.

Parallelamente, gli Emirati Arabi Uniti sono stati accusati dal Ministero degli Esteri yemenita di aver contribuito a destabilizzare ulteriormente la situazione in Yemen, attraverso il sostegno ai gruppi separatisti e ai gruppi armati yemeniti. Inoltre, secondo quanto affermato dal ministro degli Esteri Mohammad Al-Hadhrami, le autorità yemenite non lasceranno via libera ad Abu Dhabi, consentendogli di “fare dello Yemen ciò che vuole”. A sua volta, il 20 maggio, il ministro di Stato emiratino per gli Affari Esteri, Anwar Gargash, ha risposto definendo le accuse rivolte contro il proprio Paese deplorevoli, nonché un modo per di giustificare le difficoltà politiche e militari del governo yemenita.

Attualmente, non è possibile parlare di una vera e propria frattura dell’asse Riad-Abu Dhabi, ma saranno gli sviluppi futuri a determinare se i rapporti tra i due Paesi verranno danneggiati o meno. Ciò che è certo è che le tensioni del Sud dello Yemen vedono le due parti fornire sostegno a due fronti opposti. Contrastare il governo yemenita significa opporsi altresì all’Arabia Saudita, così come accusare il Consiglio di Transizione Meridionale porta ad accusare, seppur implicitamente, gli Emirati Arabi Uniti. Non da ultimo, l’aiuto economico e militare fornito ai secessionisti da Abu Dhabi ha consentito e consente la loro stessa esistenza.

Tuttavia, Riad sembra disposta a negoziare con il Consiglio di Transizione Meridionale e a porre fine alle tensioni nel Sud, così da preservare un’alleanza necessaria a contrastare il nemico comune, rappresentato dai ribelli sciiti Houthi e dall’Iran. Tra le clausole dell’accordo di Riad del 5 novembre vi è la formazione di un governo congiunto, in cui partecipino anche rappresentanti dei gruppi separatisti. Sebbene per il Consiglio dei ministri yemenita questo sia un passaggio rilevante per porre fine alla “autogestione” autoproclamata dal STC ed evitare una escalation militare, l’operazione rappresenterebbe una battuta d’arresto per la supremazia del governo stesso, a favore non solo dei separatisti ma anche degli Emirati.

Questi ultimi, a loro volta, mirano tuttora ad una presenza ed un ruolo maggiore soprattutto nel controllo delle rotte marittime della regione ed è questo il fattore che potrebbe eventualmente determinare frizioni con il Regno saudita. Tuttavia, come evidenziato da alcuni esperti, la rottura dell’asse Riad-Abu Dhabi non sembra essere nei piani dei due Paesi, in quanto entrambi potrebbero subirne le conseguenze negative che, invece, avvantaggerebbero l’Iran. Tale teoria è dimostrata dal fatto che gli Emirati Arabi Uniti, seppur finanziando i gruppi separatisti, si sono detti contrari alla loro “autogestione del Sud”, e si sono detti a favore di un accordo che possa, da un lato, riconoscere il STC, e, dall’altro lato, salvaguardare l’unità dello Yemen.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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