Africa occidentale: Parigi decreta la fine del franco CFA

Pubblicato il 22 maggio 2020 alle 18:56 in Africa Francia

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Il Consiglio dei ministri francese ha ratificato, giovedì 21 maggio, il disegno di legge che pone fine allutilizzo del franco CFA, la moneta simbolo dellera coloniale, e il passaggio a una nuova valuta, lEco, che manterrà la parità fissa con l’euro. Il provvedimento riguarda gli 8 Paesi membri dellUnione monetaria dellAfrica occidentale (UMOA), ovvero Benin, Burkina Faso, Costa dAvorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo.

La ratifica segna leffettiva entrata in vigore del progetto di legge, annunciato per la prima volta il 21 dicembre 2019 dal presidente francese Emmanuel Macron e da quello della Costa dAvorio, Alassane Ouattara. “È stato durante una visita ufficiale in Costa d’Avorio nel dicembre 2019 che il presidente Macron e i leader dell’Africa occidentale hanno annunciato una storica riforma della cooperazione monetaria che avrebbe segnato la fine del franco CFA. Come ha sottolineato il presidente francese, questa fine simbolica fa parte di un rinnovamento delle relazioni tra la Francia e i Paesi africani”, ha affermato giovedì la portavoce del governo di Parigi, Sibeth Ndiaye. L’adozione della nuova valuta era in cantiere da almeno tre anni ed è stata conclusa dopo lunghi negoziati tra la Francia e i Paesi africani interessati.

Oltre al cambio di nome della moneta, la vera svolta riguarda la rottura dei legami “tecnici” con il Tesoro e la Banca di Francia. Il progetto prevede la fine della centralizzazione delle riserve di cambio degli Stati dellAfrica occidentale presso il Ministero del Tesoro di Parigi. In altre parole, la Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale non dovrà più depositare metà delle sue riserve valutarie presso la Banca di Francia. In più, Parigi dovrà ritirare la propria presenza dagli organismi di governance finanziaria come il Consiglio di amministrazione, il Comitato di politica monetaria della Banca centrale degli Stati dellAfrica occidentale (BCEAO) e la Commissione bancaria dellUnione. In sostanza, la Francia rimarrà solo come garanteper continuare a offrire garanzie in caso di crisi monetaria.

I critici del franco CFA lo percepiscono come uno degli ultimi residui del dominio coloniale francese. Lobbligo di depositare metà delle riserve valutarie della Banca centrale degli Stati dellAfrica occidentale presso la Banca di Francia veniva percepito, dai leader africani che hanno lavorato alla riforma, come un’umiliante dipendenza da Parigi.

Il franco CFA, o franco delle Colonie Francesi dAfrica, successivamente acronimo di Comunità Finanziaria Africana, fu creato nel 1945 per evitare che la svalutazione del franco francese si ripercuotesse sui mercati dei possedimenti francesi in Africa. Quattordici nazioni, divise in gruppi dell’Africa occidentale e centrale, oggi utilizzano la valuta. I loro 155 milioni di persone rappresentano il 14% della popolazione africana e il 12% del suo PIL, secondo il Fondo monetario internazionale (FMI). Otto di questi Paesi fanno parte dell’Unione monetaria dell’Africa occidentale. La sua principale autorità, con sede a Dakar, è la Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale (CBWAS). Gli altri sei sono nell’Unione economica e monetaria dell’Africa centrale (CAEMU), che comprende Camerun, Repubblica centrafricana, Ciad, Guinea equatoriale, Gabon e Repubblica del Congo. Il suo maggiore ente è la Banca degli Stati centrafricani (BCAS), con sede in Camerun.

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Chiara Gentili

di Redazione

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