Yemen: fase di relativa tregua nel Sud

Pubblicato il 21 maggio 2020 alle 11:48 in Medio Oriente Yemen

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Dopo le recenti tensioni che hanno caratterizzato i territori meridionali yemeniti, fonti militari hanno rivelato che, per il secondo giorno consecutivo, i combattimenti sono stati interrotti soprattutto presso il governatorato di Abyan.

Il clima di tensione nelle regioni meridionali yemenite si è riacceso il 26 aprile scorso, con la dichiarazione del Consiglio di Transizione Meridionale (STC), a capo dei gruppi separatisti, di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree. Dall’11 maggio, violenti battaglie sono state condotte nel governatorato di Abyan e, nello specifico, nella periferia di Zinjibar, dove l’esercito del governo yemenita ha cercato di contrastare le forze secessioniste e di riprendere il controllo delle aree perse in precedenza. Successivamente, un leader dei gruppi separatisti, Ahmed Bin Break, autoproclamatosi “capo dell’amministrazione autonoma”, ha invitato le tribù locali, i giovani e le forze ribelli di Hadhramawt a dare inizio ad una resistenza armata presso Wadi Hadhramawt, Shabwa e Abyan, a partire da giovedì 14 maggio.

Tuttavia, secondo quanto riportato dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, giovedì 21 maggio, il governatorato di Abyan sembra assistere ad una fase di relativa tregua, grazie anche all’intervento della coalizione internazionale a guida saudita e agli sforzi di Riad volti a raggiungere un ulteriore accordo con il Consiglio di Transizione Meridionale e a frenare le tensioni anche presso Aden, capitale provvisoria del governo yemenita. A detta della fonti, le forze governative hanno, però, continuato a rafforzare le proprie postazioni presso Sheikh Salem e Al-Tarya, mentre quelle secessioniste hanno inviato rinforzi nelle vicinanze dell’area di Qarn al-Klasi.

Parallelamente, la cessazione delle ostilità ha consentito alla popolazione locale di riaprire le arterie principali tra Shabwa e Aden, che attraversano Abyan, e di ricevere risorse alimentari depositate presso il porto di Hadramawt. Attualmente, ha specificato il quotidiano, non è possibile sapere quanto durerà questa tregua e quale sarà il destino delle aree meridionali yemenite. Tuttavia, secondo alcuni osservatori, tutto dipenderà dall’esito dei colloqui tra l’Arabia Saudita e una delegazione del Consiglio di Transizione Meridionale, che vede altresì la presenza del suo presidente, Aidarous al-Zubaidi.

L’obiettivo principale è salvaguardare il cosiddetto accordo di Riad, raggiunto il 5 novembre 2019. Quest’ultimo aveva segnato la fine delle tensioni tra i gruppi separatisti e il governo yemenita, scoppiate il 7 agosto dello stesso anno, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. A promuovere l’intesa, vi era stata proprio l’Arabia Saudita, convinta che un tale risultato avrebbe portato la pace anche nei restanti territori yemeniti.

Secondo l’accordo di Riad, gli scissionisti del Consiglio di transizione meridionale e le regioni meridionali avrebbero dovuto partecipare in un nuovo esecutivo nazionale, mettendo le proprie forze armate a servizio di tale governo, liberando le istituzioni governative precedentemente occupate ed unendosi nella lotta ai gruppi “terroristi”. Tuttavia, le forze secessioniste hanno criticato l’incapacità del governo yemenita di fornire servizi basilari come elettricità, acqua e fognature funzionanti, oltre ad aver lamentato la mancanza di un cessate il fuoco e di un ridimensionamento su tutti i fronti del conflitto nel Paese.

Un’altra fonte di preoccupazione è rappresentata dal peggioramento della situazione ad Aden, dove, secondo fonti locali, il tasso di mortalità ha raggiunto circa 70 vittime al giorno, provocate sia dalla crescente pandemia di coronavirus sia dalle altre malattie diffuse nella zona. Ciò ha portato la popolazione locale a ribellarsi contro il Consiglio di Transizione Meridionale, ritenuto responsabile del deterioramento dei servizi e del sistema sanitario. Si tratta di una situazione che ha altresì destato la preoccupazione delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, timorose che il Covid-19 possa danneggiare ulteriormente un Paese, lo Yemen, che risente altresì delle conseguenze del perdurante conflitto scoppiato il 19 marzo 2015. In questo caso, le parti belligeranti sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale e i ribelli sciiti Houthi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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