Sudan ed Egitto riprendono i colloqui sulla grande diga africana

Pubblicato il 21 maggio 2020 alle 13:07 in Egitto Sudan

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Il governo sudanese ha dichiarato che Khartoum ha ripreso i colloqui la delegazione egiziana per risolvere le questioni rimaste in sospeso in merito al progetto della grande diga africana. Il Consiglio dei ministri ha emesso una dichiarazione, martedì 19 maggio, specificando che il premier sudanese, Abdalla Hamdok, ha tenuto una videoconferenza con l’omologo egiziano, Mustafa Madbouli, alla presenza dei ministri degli Affari Esteri, delle Risorse Idriche e della squadra di intelligence di entrambi i Paesi.

“In una riunione in videoconferenza, il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok e la sua controparte egiziana Mustafa Madbouli hanno discusso dei modi per portare avanti i colloqui sulla diga del Nilo con la partecipazione dell’Etiopia”, ha dichiarato il governo di Khartoum, sottolineando gli sforzi di mediazione del primo ministro del Sudan con l’obiettivo di colmare il divario tra Egitto ed Etiopia e riprendere gli incontri tripartiti. “Il premier sudanese telefonerà al primo ministro etiope Abiy Ahmed per consultarsi con lui sulla ripresa, al più presto, delle riunioni a tre parti”, ha aggiunto.

Alcuni giorni fa, Hamdok ha inviato una lettera ad Ahmed esortando l’Etiopia a riprendere i colloqui, sospesi lo scorso febbraio in seguito al ritiro della delegazione di Addis Abeba dagli incontri. Da parte sua, il Sudan ha respinto, il 12 maggio, la richiesta dell’Etiopia di firmare un accordo iniziale per dare il via libera al riempimento della diga prima di raggiungere un’intesa definitiva anche con l’Egitto.

La questione della grande diga africana è da tempo motivo di tensione tra Egitto ed Etiopia. Quest’ultima ha avviato la realizzazione del progetto idroelettrico, destinato a diventare il più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito alla diga, che, a suo avviso, potrebbe rischiare di intaccare il fabbisogno idrico del Paese, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. L’Etiopia, invece, sostiene che il progetto idroelettrico sia essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e, potenzialmente, potrebbe essere in grado di favorire lo sviluppo di tutta la regione. Il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, il terzo Paese coinvolto nella disputa, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati altalenanti, con frequenti accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di avallare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione. Risale a novembre l’intervento dell’amministrazione Trump che ha invitato i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan a discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington. Da quel momento, sono stati 7 gli incontri tenutisi negli Stati Uniti in merito alla GERD.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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