Sud Sudan: centinaia di civili uccisi nello scoppio di violenze etniche

Pubblicato il 21 maggio 2020 alle 18:19 in Africa Sud Sudan

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Almeno 287 persone, tra cui un membro dello staff di Medici senza frontiere (MSF) e altri due operatori umanitari, sono rimasti uccisi nellultima ondata di violenza intercomunitaria esplosa in Sud Sudan, nello stato orientale di Jonglei, nel giro di una settimana. Altre 300 persone sono rimaste ferite negli scontri, scoppiati tra la comunità etnica di Murle e quella di Lou Nuer, sabato scorso, 16 maggio.

Nel frattempo, una pattuglia della missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMISS) è stata inviata nella città di Pieri per intervistare i sopravvissuti, ha riferito l’organizzazione in una nota, mercoledì 20 maggio. “Il team sta indagando sui resoconti secondo cui molte persone sono state uccise, ferite e hanno perso la casa”, afferma la nota, aggiungendo che “molte abitazioni sono state date alle fiamme. La missione delle Nazioni Unite ha affermato di non essere ancora riuscita a verificare in modo indipendente il bilancio delle vittime, affermando che “è difficile ufficializzare i numeri a causa di segnalazioni e richieste contrastanti”. Alcuni funzionari del governo hanno detto ad Al Jazeera che la cifra dovrebbe aumentare.

MSF ha confermato che un membro del suo staff è rimasto ucciso durante i combattimenti. Abbiamo un centro sanitario nella città di Pieri che era attivo al momento dello scoppio dei combattimenti. Uno dei nostri colleghi che vive in quella zona è stato ucciso durante l’incidente, avvenuto nel fine settimana”, ha dichiarato Steve MacKay, vice capo della missione MSF in Sud Sudan. Il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, da parte sua, ha precisato che sono stati uccisi anche altri due operatori civili.

Il commissario della contea di Uror, John Dak Gatluak, ha riferito che alcuni uomini armati del gruppo etnico Murle hanno attaccato sei villaggi a partire da sabato 16 maggio. Dopo una piccola pausa successiva agli scontri, le Nazioni Unite e Medici Senza Frontiere hanno ripreso le attività. Le autorità locali ritengono che l’attacco sia stato condotto per vendicare un incidente simile avvenuto a febbraio, quando alcuni uomini del gruppo etnico Lou Nuer avevano fatto irruzione nei villaggi della tribù Murle aggredendo il bestiame e rapendo i bambini.

Il Sud Sudan sta lentamente emergendo da una brutale guerra civile, andata avanti per 6 anni, che ha causato oltre 380.000 morti e milioni di sfollati. Il presidente Salva Kiir e il vicepresidente Riek Machar, ex leader ribelle, hanno raggiunto un accordo per formare un governo di unità il 22 febbraio, ma rimangono in conflitto su questioni interne che riguardano ad esempio chi governerà i 10 stati regionali del paese. Mentre la violenza politica si è relativamente calmata dallaccordo, la mancanza di governatori statali ha creato un “vuoto di potere” che favorisce la violenza etnica ed intercomunitaria. “Il governatore è una persona molto importante negli stati del Sud Sudan perché riunisce molte tribù. Hanno anche l’autorità di riconciliare e agire in caso di non conformità”, ha riferito ad Al Jazeera David Shearer, rappresentante speciale delle Nazioni Unite nel Paese africano. “Queste società sono molto concentrate sullallevamento a e la loro sopravvivenza dipende dal bestiame”, ha aggiunto.

Il Sud Sudan è lo Stato più giovane al mondo, avendo ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011. È uno dei Paesi maggiormente frammentati dell’Africa centrale e comprende più di 60 gruppi etnici che seguono diverse religioni locali. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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