Libia: che cosa è successo nelle ultime ore

Pubblicato il 21 maggio 2020 alle 17:18 in Africa Libia

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Mentre l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, ha annunciato l’avvio della campagna aerea “più vasta nella storia della Libia”, le forze del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), hanno riferito di essere entrate ad Asbi’ah, città situata a circa 100 km a Sud della capitale

Entrambe le notizie fanno riferimento alle mosse sul campo verificatesi nella giornata del 21 maggio. Da un lato, il comandante delle forze aeree dell’LNA, Saqr al-Jaroushi, ha riferito che la prossima operazione aerea prenderà di mira le postazioni e gli interessi della Turchia in Libia, considerati “obiettivi legittimi”. Per tale motivo, la popolazione civile è stata esortata a stare lontano dalle aree che potrebbero essere colpite. Da parte sua, il Ministero degli Esteri turco ha messo in guardia Haftar dalle gravi conseguenze che le sue forze potrebbero subire in caso di attacchi contro gli interessi turchi in Libia.

Dall’altro lato, il ministro dell’Interno di Tripoli, Fathi Bashagha, ha denunciato l’invio da parte della Russia di almeno sei aerei da guerra di tipo Mig-29 e altri due di tipo Sukhoi 24s. Secondo quanto riferito dal ministro, questi sono giunti nell’Est della Libia, dopo essere partiti dalla base aerea russa di Hmeimim, situata in Siria, e sarebbero diretti alle forze di Haftar. La notizia giunge dopo che, il 20 maggio, le forze del GNA hanno riferito di aver distrutto 9 sistemi di difesa aerea di fabbricazione russa di tipo Pantsir, i quali sono stati forniti dagli Emirati Arabi Uniti (UAE). Mosca, dal canto suo, non ha ancora commentato la notizia.

In tale quadro, il portavoce dell’esercito del governo di Tripoli, Mohamed Qanunu, ha riferito che le proprie forze sono riuscite ad entrare nella città di Asbi’ah, adiacente a Gharyan, dopo violenti scontri con le milizie locali filo-Haftar, e sono state in grado di prendere il pieno controllo delle aree di Jendouba e Awlad Idris. Parallelamente, le milizie tripoline continuano a colpire i dintorni di Tarhuna, una delle ultime roccaforti in Tripolitania posta ancora sotto il controllo di Haftar, dove, a detta di un portavoce dell’operazione Vulcano di Rabbia, Mustafa al-Mujai, l’offensiva potrebbe iniziare presto. Già all’alba del 21 maggio, secondo quando riferito da Qanunu, le forze aeree del GNA avevano condotto un attacco contro l’area di Mirah, situata tra Sirte e Wishka, causando la morte e il ferimento di circa 12 membri dell’LNA e la distruzione di veicoli militari. Viste le continue tensioni, il portavoce ha esortato la popolazione libica a rimanere all’interno delle proprie abitazioni e a non avvicinarsi ai fronti di battaglia o alle postazioni militari dell’esercito di Haftar.

Nel frattempo, a livello politico sono iniziate le discussioni della fase del “dopoguerra”. In particolare, come riferito dal quotidiano Libya al-Ahrar, i presidenti delle commissioni permanenti della Camera dei rappresentanti di Tripoli e dell’Alto Consiglio di Stato, il 20 maggio, hanno avuto colloqui volti a definire un programma congiunto e una road map che possano portare ad un progetto nazionale e alla fine della fase di transizione. Le parti hanno evidenziato la necessità di cooperare a livello economico, sociale e politico e hanno guardato al futuro dello Stato libico del dopoguerra, ai sensi dell’articolo 12 dell’accordo politico.

Uno degli ultimi episodi più rilevanti sul palcoscenico libico è stata la conquista, da parte del GNA, della base strategica di al-Watiya, avvenuta il 18 maggio, che ha rappresentato una grave perdita per Haftar. Come specificato dal capo del Consiglio presidenziale tripolino, nonché premier, Fayez al-Sarraj, la conquista della base non ha segnato la fine della battaglia, ma ha aperto la strada verso una maggiore vittoria e verso la liberazione dei restanti territori libici controllati dall’LNA. Tale risultato è da inserirsi nel quadro dell’operazione di Tripoli “Tempesta di pace”, intrapresa il 25 marzo 2019, nonché del perdurante conflitto libico, scoppiato il 15 febbraio 2011.

Il GNA, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, è guidato dal primo ministro al-Sarraj ed è l’unico riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. A contrapporvisi vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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