Leader africani si incontrano per discutere della sicurezza in Mozambico

Pubblicato il 21 maggio 2020 alle 20:38 in Africa Mozambico

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I leader di Zambia, Botswana, Zimbabwe e Mozambico si sono incontrati ad Harare, mercoledì 20 maggio, per discutere della situazione della sicurezza in Africa meridionale. Il focus del meeting ha riguardato la crescita della violenza islamista nel Nord del Mozambico, nonché la strategia regionale di lotta alla diffusione dellepidemia di Covid-19. Il presidente di Maputo, Filipe Nyusi, ha riferito ai giornalisti che ha fiducia nella capacità degli altri Paesi di supportare il Mozambico nella lotta ai militanti jihadisti della regione. “Attacchi armati come quelli che ci hanno colpito sono a carattere terroristico “, ha dichiarato Nyusi. “Il terrorismo non si può combattere da solo. Questa è l’esperienza che abbiamo. Dobbiamo condividere le forze”, ha aggiunto.

L’incontro si è svolto in presenza del comitato di sicurezza della Comunità per lo sviluppo dell’Africa meridionale (SADC). Il comunicato finale del vertice ha affermato che la regione “sosterrà” l’ex colonia portoghese, ma non ha specificato quale forma assumerà tale sostegno. Il presidente dello Zimbabwe, Emmerson Mnangagwa, a capo attualmente del blocco di sicurezza regionale, non ha confermato se il suo Paese o i membri dellorganizzazione invieranno direttamente forze armate in Mozambico. Nelle osservazioni iniziali, Mnangagwa ha però sottolineato che la situazione della sicurezza nel Paese è “terribile”. “Un attacco a uno Stato membro della SADC è un attacco al resto dei membri”, ha poi affermato a fine riunione.

Alexander Rusero, ex docente di relazioni internazionali e studi sulla sicurezza presso il Harare Polytechnic College, ha dichiarato di essere sicuro che la SADC invierà truppe in Mozambico. “La proliferazione del terrorismo in Mozambico è in realtà motivo di preoccupazione”, ha dichiarato Rusero. “E in un modo o nell’altro, il blocco regionale deve intervenire perché la SADC è più un’architettura di sicurezza che una comunità di sviluppo, come dice il suo nome”. A differenza del blocco dellECOWAS, in Africa occidentale, la SADC non ha un esercito permanente. Ciononostante, in passato i singoli Paesi hanno schierato le loro forze armate per reprimere le minacce alla sicurezza in altri Stati membri. Lo Zimbabwe, ad esempio, ha inviato truppe nella Repubblica Democratica del Congo nel 1998 e il Sudafrica ha inviato i suoi soldati in Lesotho nello stesso anno. I membri della SADC sono: Angola, Botswana, Comoros, Repubblica Democratica del Congo, Eswatini, Lesotho, Madagascar, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, Seychelles, Sudafrica, Tanzania, Zambia e Zimbabwe.

Il 24 aprile, il governo del Mozambico ha ammesso per la prima volta la presenza di militanti dell’Isis nel proprio Paese. La Provincia dell’Africa Centrale dello Stato Islamico (ISCAP), affiliata allo Stato Islamico, ha rivendicato alcuni dei maggiori attacchi nella regione fin dallo scorso giugno, pubblicando immagini di soldati uccisi e mostrando le armi sequestrate. Nelle ultime settimane, i combattenti si sono smascherati, dichiarando apertamente che stanno intraprendendo una campagna nella regione per stabilire un “califfato islamista”. Di conseguenza, hanno intensificato i loro attacchi, sequestrato edifici governativi, bloccato le strade delle città e issato la bandiera bianca e nera dello Stato Islamico in tutta la provincia di Cabo Delgado, ricca di gas. Exxon Mobil e Total sono tra le maggiori compagnie petrolifere che sviluppano piani per la costruzione di gasdotti al largo del Mozambico settentrionale. Si stima che tali progetti valgano oltre 60 miliardi di dollari e le aziende sono preoccupate che la violenza possa incidere sulle operazioni.

Gli attacchi nella regionesono iniziati nell’ottobre 2017 nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti, ovvero un terzo del territorio della provincia. Più di 900 persone sono state uccise, secondo l’ACLED, il Progetto sui dati relativi all’ubicazione e agli eventi dei conflitti armati, e oltre 200.000 abitanti sono stati costretti a fuggire.

L’organizzazione dello Stato Islamico ha operato negli anni passati attraverso un gruppo locale che ha effettuato almeno 75 attentati separati in otto distretti della provincia di Cabo Delgado. La gente del posto aveva soprannominato il gruppo con il nome di “al-Shabaab”, che in arabo significa “gioventù”. I militanti, tuttavia, sembravano non avere alcun legame con l’organizzazione terroristica somala nota con lo stesso nome. I media e gli esperti locali hanno dunque iniziato a riferirsi al gruppo con l’espressione Ahl-e-Sunnat wal Jamaat, che significa “seguaci della tradizione e dell’unità sunnita”. I leader dell’organizzazione intrattenevano legami anche con altri gruppi terroristici dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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