La Cina prepara una legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong

Pubblicato il 21 maggio 2020 alle 12:58 in Cina Hong Kong

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Pechino sta elaborando una risoluzione per consentire al Congresso Nazionale del Popolo cinese di emanare una nuova legge sulla sicurezza nazionale che vieterà la secessione, le attività sovversive, le interferenze straniere e il terrorismo a Hong Kong. 

Una fonte a Pechino ha affermato che la nuova legge vieterebbe tutte le attività sediziose volte a rovesciare il governo centrale e le interferenze esterne negli affari di Hong Kong. La notizia è stata diffusa il 21 maggio dal South China Morning Post, che cita una fonte continentale che ha familiarità con gli affari di Hong Kong. Questa ha rivelato che Pechino ha concluso che era impossibile per il Consiglio Legislativo della città approvare una legge sulla sicurezza nazionale, dato il clima politico nella città, e quindi si stava rivolgendo al Congresso Nazionale del Popolo, il legislatore del Paese, spingendolo ad assumersi tale responsabilità.

“Alcuni politici dell’opposizione di Hong Kong hanno reso impossibile il dialogo sull’emanazione di una legge sulla sicurezza nazionale”, ha dichiarato la fonte, riferendosi all’approccio conflittuale tra una parte della città e la Cina. “Non possiamo più permettere atti come la profanazione delle bandiere nazionali o l’azione di deturpare l’emblema nazionale a Hong Kong”, ha aggiunto. La notizia arriva in un rinnovato clima di tensione tra Pechino e la città. Dopo la fine della fase più acuta della pandemia di coronavirus, il tribunale di Hong Kong ha avviato un processo contro un gruppo di attivisti, con l’accusa di aver preso parte alle proteste di massa contro il governo del 2019.

Le accuse formali sono state presentate contro un magnate dei media, il 72enne Jimmy Lai, fondatore del quotidiano anti-establishment, Apple Daily, e Martin Lee, un ex avvocato di 80 anni, che ha contribuito a scrivere la carta costituzionale della città, e altre 13 persone. Tra questi ci sono anche gli ex legislatori Margaret Ng, Albert Ho, Leung Kwok-hung, Au Nok-hin e uno ancora in carica, Leung Yiu-chung. Questi erano incaricati di organizzare e prendere parte alle manifestazioni che hanno sconvolto la città durante il 2019. Tra loro, 5 affrontano una più grave accusa di incitamento, che può essere sanzionata con una pena che prevede fino a 5 anni di prigione.

Le proteste ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo 2019 e hanno raggiunto il proprio apice nel mese di giugno dello stesso anno. Al centro della violenta ondata di mobilitazione, un controverso disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione dei cittadini di Hong Kong nella Cina continentale. La proposta è stata ritirata dopo pochi mesi, ma le manifestazioni si erano già trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong ha respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figurano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico. Con il passare del tempo, le proteste sono diventate sempre più frequenti e violente.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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