Israele: l’inizio del processo penale per Netanyahu si avvicina

Pubblicato il 21 maggio 2020 alle 13:32 in Israele Medio Oriente

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Sebbene il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, avesse chiesto di non presenziare al processo penale che avrà inizio il 24 maggio prossimo, il Tribunale distrettuale di Gerusalemme non ha accolto la richiesta. Il premier dovrà rispondere alle accuse di frode, corruzione e abuso d’ufficio.

Solitamente, gli imputati sono tenuti a partecipare all’udienza di apertura dei loro processi, ma la squadra di avvocati del premier israeliano aveva chiesto al tribunale di esonerare il loro cliente dalla partecipazione, in quanto quella del 24 maggio è un’udienza tecnica, in cui la presenza di Netanyahu non sarebbe necessaria. Inoltre, a detta degli avvocati, vi sarebbero problematiche legate alla sicurezza. In primo luogo, il premier, dovendo spostarsi a Gerusalemme, necessita di una scorta e ciò comporta delle spese aggiuntive per le casse dello Stato. In secondo luogo, un altro rischio è legato alla pandemia di Covid-19.

Tuttavia, il tribunale ha respinto la richiesta, affermando che i motivi presentati non sono sufficienti a giustificare l’assenza di Netanyahu da un’udienza in cui vi sarà la lettura dei capi di accusa, e ha garantito che verranno rispettate le distanze e le misure predisposte in materia di lotta al coronavirus.

Netanyahu è attualmente impegnato in un governo di emergenza di unità nazionale con il suo ex leader, Benny Gantz, alla guida del partito Blue and White. I due leader hanno ottenuto la fiducia della Knesset, il Parlamento israeliano, il 17 maggio e, secondo i piani previsti, si alterneranno alla guida del nuovo esecutivo ogni 18 mesi. Come stabilito dalla legge, Netanyahu non sarà costretto a dimettersi fino a quando non sarà ufficialmente emessa una sentenza contro di lui. Si tratta del primo caso nella storia di Israele in cui un primo ministro è accusato di reati penali e la decisione finale del tribunale potrebbe porre fine alla carriera di Netanyahu, il cui governo è considerato il più longevo del Paese. Il premier, dal canto suo, ha sempre negato le accuse rivoltegli, parlando talvolta di una “caccia alle streghe” messa in atto dai suoi oppositori.

L’incriminazione contro Netanyahu è giunta il 21 novembre 2019, sebbene il procuratore generale israeliano, Avichai Mandelblit, avesse annunciato le accuse contro Netanyahu già nel mese di febbraio dello stesso anno. Queste riguardano tre casi.  Il primo è noto come “Caso 1000”, dove il premier è accusato di abuso d’ufficio. In particolare, Netanyahu avrebbe ricevuto, tra il 2007 ed il 2016, da miliardari oltreoceano, regali dal valore di circa 240.000 dollari, comprendenti sigari, champagne, gioielli e altro. In cambio, vi sarebbero state agevolazioni fiscali per gli imprenditori mittenti dei regali.

Il “Caso 2000” vede il premier impegnato in presunte negoziazioni con Arnon “Noni” Mozes, il proprietario di uno dei maggiori quotidiani israeliani, Yedioth Ahronoth, volte ad ottenere maggiore copertura mediatica in cambio di una circolazione limitata del quotidiano gratuito rivale, Israel Hayom. Quest’ultimo è di proprietà di un donatore di destra, Sheldon Adelson, considerato un portavoce del premier.

Infine, il caso considerato più rilevante è il “Caso 4000”, riguardante la relazione tra Netanyahu e l’azienda di telecomunicazioni Bezeq. Il premier avrebbe offerto regolarmente benefici dal valore di circa 280.000 milioni di dollari, in cambio della pubblicazione di notizie a proprio favore su Walla News!, un quotidiano online. Inoltre, al centro delle indagini relative a tale caso vi è anche la fusione tra Bezeq e il gruppo televisivo YES, del 2015, quando Netanyahu era al Ministero delle Comunicazioni. I procuratori accusano il premier di essersi fatto corrompere per modificare la legislazione a favore di Bezeq, consentendo a quest’ultima di guadagnare ingenti somme.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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