Gli Stati Uniti confermano la vendita di armamenti a Taiwan

Pubblicato il 21 maggio 2020 alle 14:26 in Taiwan USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno approvato la vendita di armamenti a Taiwan per 180 milioni di dollari. La decisione mette ulteriormente a dura prova i legami tra Washington e Pechino.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato l’accordo il 20 maggio e ha definito la vendita come una transazione reciprocamente vantaggiosa. “Questa proposta di vendita è al servizio degli interessi nazionali, economici e di sicurezza degli Stati Uniti, sostenendo i continui sforzi del destinatario per modernizzare le sue forze armate e mantenere una credibile capacità difensiva”, si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato. La vendita “contribuirà a migliorare la sicurezza e aiuterà a mantenere la stabilità politica, l’equilibrio militare e il progresso economico nella regione”, continua il documento. 

La transazione riguarda i siluri MK-48 Mod 6 Advanced Technology Heavyweight, che possono essere lanciati da un sottomarino e che vengono forniti dalle scorte esistenti della Marina statunitense. L’annuncio della vendita è arrivato lo stesso giorno in cui la presidentessa di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha prestato giuramento per il suo secondo mandato, dichiarando che l’isola non avrebbe mai accettato le rivendicazioni della Cina. Da parte sua, Pechino ha risposto che non avrebbe mai tollerato l’indipendenza per Taiwan e che la “riunificazione” era inevitabile. 

Quest’ultima mossa testimonia una partnership sempre più stretta tra Taipei e Washington. A tale proposito, il 15 maggio, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva annunciato che una società di Taiwan aveva investito 12 miliardi di dollari negli Stati Uniti. La Chipmaker Taiwan Semiconductor Manufacturing Co’s (TSMC), una società nota per la produzione di circuiti integrati e fornitore della Apple, aveva concordato di costruire una fabbrica di chip da 12 miliardi di dollari in Arizona. Tale iniziativa è la conseguenza di una “forte partnership” della società taiwanese con il governo degli Stati Uniti. Pompeo aveva dichiarato che l’investimento rafforzerà i legami tra Stati Uniti e Taiwan. 

L’isola viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma gode, di fatto, di un governo indipendente che si auto-definisce Repubblica di Cina (ROC), in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si definisce, invece, unico governo legittimo di tutto il popolo cinese e chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina”. 

Così come molti altri Paesi a livello internazionale, anche gli USA non hanno relazioni formali con Taiwan, in quanto dal primo gennaio 1979 hanno riconosciuto la Cina, spostando la propria sede diplomatica da Taipei a Pechino. Nonostante ciò, Washington è il maggior sostenitore dell’isola a livello internazionale, nonché il suo principale fornitore d’armi. Il 17 gennaio scorso, il rappresentante degli Stati Uniti a Taiwan, Brent Christensen, ha affermato che nel 2020 gli Stati Uniti promuoveranno ulteriormente la questione di Taiwan nel mondo, cosa che l’isola ha numerose difficoltà a fare autonomamente, a causa del blocco della sua partecipazione nella maggior parte delle organizzazioni internazionali.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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