Coronavirus, Cuba: epidemia sotto controllo, preoccupano le code

Pubblicato il 21 maggio 2020 alle 9:37 in America Latina Cuba

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Negli ultimi sette giorni Cuba non ha registrato decessi per coronavirus. Anche il numero di infezioni è diminuito nell’ultima settimana: 13 casi sono stati confermati mercoledì 20 maggio, la stessa cifra martedì 19, 15 in totale tra domenica 17 e lunedì 18 maggio, ben lontano dalla media di 50 casi giornalieri registrati il mese scorso. Secondo questi dati ufficiali, sembra che l’epidemia stia iniziando a essere sotto controllo sull’isola, dove sono stati segnalati 1.900 casi e 79 decessi a partire dallo scorso 11 marzo, quando è stato rilevato il primo caso.

Il governo ritiene che le azioni intraprese stiano dando risultati; tuttavia avverte che per evitare un cambiamento di tendenza manterrà tutte le misure di distanziamento sociale adottate, compresa la chiusura delle frontiere al turismo fino ad almeno 30 di giugno. Non ci sarà un ritorno alla normalità “di corsa”, ha affermato il presidente Miguel Díaz-Canel. Il problema rimangono le grandi code che si formano nei negozi a causa della carenza di forniture e necessità di base, qualcosa che non ha prospettive di soluzione perché il paese sta attraversando una grave crisi che, prevedibilmente, peggiorerà con la recessione mondiale causata dalla pandemia.

La strategia delle autorità di L’Avana per affrontare Covid-19 ha combinato azioni vigorose come la chiusura delle frontiere (dal 2 aprile), la soppressione di tutti i trasporti pubblici nelle città, nelle province e tra le province, la chiusura di bar, ristoranti e locali notturni, l’aumento dell’azione della polizia nelle strade per evitare violazioni delle disposizioni, con una serie di misure sanitarie preventive il cui nocciolo duro sono state enormi pesquisas, indagini mediche casa per casa, per rilevare i malati, oltre a fare appello all’autocontrollo e al buon senso delle persone in modo che si limitassero a uscire solo per ciò che è strettamente necessario. Pertanto, è stata evitata una quarantena nazionale, che è difficile da eseguire date le condizioni di vita a Cuba, dove a causa di carenze croniche e razionamento, le persone devono uscire per le strade quasi ogni giorno per ottenere rifornimenti.

Da un punto di vista medico e sanitario, Cuba ha risorse – seppur ridotte a causa della crisi – superiori a quelle di altri paesi dell’area e che le hanno permesso di affrontare efficacemente il primo colpo dell’epidemia. Con 11 milioni di abitanti, l’isola ha 95.000 medici (9 ogni 1.000 cubani), di cui 1.800 specialisti in terapia intensiva e 1.200 epidemiologi, oltre a 85.000 infermieri e 58.000 tecnici sanitari. Circa 150 ospedali e 450 policlinici fanno parte della rete sanitaria, sebbene la più grande forza di Cuba in questa crisi sia il rodato servizio di assistenza primaria, un fattore che, insieme alla capacità di controllo sociale, consente di raggiungere praticamente in ogni casa in cerca di possibili malati.

Quasi 25.000 studenti di medicina sono stati assunti per questo obiettivo e milioni di persone sono state valutate nelle loro case. Questa indagine di massa, e il follow-up sistematico di ogni catena di infezione che ne è seguito, è stata il principale mezzo messo in campo da Cuba per affrontare l’epidemia, nonché per eseguire test diagnostici PCR (Proteina C-Reattivi) non solo su coloro che sono sospettati di avere contratto la malattia, ma anche presi casualmente tra popolazione per rilevare le infezioni. Finora, nell’isola sono stati processati in totale 87.000 campioni.

Secondo Díaz-Canel, la gestione epidemiologica di Covid-19 sta funzionando, e la prova di ciò sono i buoni risultati mostrati negli ultimi quindici giorni, con più pazienti dimessi rispetto ai casi positivi confermati. Ciò consentirà, eventualmente, un’apertura dei confini, sebbene, ha affermato, in un clima che non sarà lo stesso di quello vissuto prima della pandemia. “Il paese non può scatenarsi ora. Deve muoversi verso una normalità che non sarà come prima, perché ci sono cose che dobbiamo mantenere come regole di vita per il futuro, e altre che dobbiamo concepire in un modo diverso”.

 

Le autorità ammettono che, con l’economia ferma, il turismo azzerato e l’escalation dell’embargo statunitense, le importazioni diminuiranno e la carenza di beni di prima necessità potrebbe aumentare. Evitare le code o ridurle nei limiti del possibile, in modo che non diventino fonti pericolose di contagio, è oggi la priorità nazionale.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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