Yemen: Riad incontra i separatisti, Abu Dhabi finanzia Socotra

Pubblicato il 20 maggio 2020 alle 11:08 in Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti Yemen

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Mentre l’Arabia Saudita è in procinto di incontrare una delegazione del Consiglio di Transizione Meridionale (STC), fonti del governo yemenita hanno riferito che gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno stanziato circa 8 milioni di dollari a favore delle forze secessioniste nell’isola di Socotra.

Entrambe le notizie si collocano in un clima di tensioni che riguardano i territori meridionali yemeniti dal 26 aprile scorso, data in cui il Consiglio di Transizione Meridionale, sostenuto dagli UAE, ha annunciato l’istituzione di un’amministrazione autonoma in sei delle otto province meridionali, dando vita a nuovi scontri tra i gruppi separatisti e le forze yemenite. Al centro degli ultimi episodi vi sono sia Abyan e Aden, capitale provvisoria del governo, sia l’isola di Socotra. Già il 26 aprile, una fonte locale aveva rivelato ad al-Jazeera che gli Emirati Arabi Uniti, sebbene si fossero detti contrari alla dichiarazione di autonomia del STC, avevano provato ad “acquistare la fedeltà” di 13 ufficiali dell’esercito yemenita stanziato a Socotra e avevano inviato 270 persone per eseguire un colpo di stato contro l’autorità locale dell’isola. 

In tale quadro, nella sera del 19 maggio, un consigliere del Ministero delle informazioni yemenita, Mukhtar al-Rahbi, ha dichiarato che gli Emirati Arabi Uniti hanno stanziato 30 milioni di dirham, pari a circa 8 milioni di dollari, per finanziare gli sforzi delle forze del Consiglio di transizione meridionale volti a prendere il controllo di Socotra. A detta di al-Rahbi, il denaro è pervenuto tramite un comandante militare “dissidente” proveniente dagli UAE ed è stato consegnato ad un comandante delle milizie separatiste locali, Mohamed Ahmed Ali Fa’rhi, con l’obiettivo di coprire i costi delle battaglie. Inoltre, secondo quanto riferito da al-Rahbi, la mossa emiratina è giunta mentre le forze secessioniste si stanno preparando a prendere il controllo della città di Hadibu, capitale del Governatorato di Socotra. Qui, già il 7 maggio, fonti yemenite avevano rivelato che le forze saudite si erano ritirate dall’isola, consentendo una maggiore mobilitazione dei gruppi separatisti.

Socotra, situata nell’Oceano Indiano, vicino al Golfo di Aden, secondo alcuni esperti, potrebbe rappresentare un fronte di scontro tra Emirati ed Arabia Saudita in Yemen. Per i primi, controllare l’isola significa rafforzare la propria presenza militare e commerciale nell’Oceano Indiano, aumentando il proprio prestigio. Dall’altro lato, ridurre il ruolo emiratino a Socotra rappresenta uno degli obiettivi di Riad, che mira ad assumere un maggiore peso sia all’interno della coalizione internazionale sia nella regione del Golfo.

Nel frattempo, fonti yemenite hanno rivelato al quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed che il presidente del Consiglio di Transizione Meridionale, Aidarous al-Zubaidi, si è recato a Riad, su invito dell’Arabia Saudita, nella sera del 19 maggio, nel tentativo di trovare una soluzione alle tensioni delle ultime settimane. L’Arabia Saudita spera di poter porre fine alla ribellione e di abolire la cosiddetta “autogestione”, che ha visto i separatisti prendere il controllo delle istituzioni statali di Aden e saccheggiare più di 17 miliardi di riyal yemeniti.

L’obiettivo principale è poi salvaguardare il cosiddetto accordo di Riad, raggiunto il 5 novembre 2019. Quest’ultimo aveva segnato la fine delle tensioni tra i gruppi separatisti e il governo yemenita, scoppiate il 7 agosto dello stesso anno, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. A promuovere l’intesa, vi era stata proprio l’Arabia Saudita, convinta che un tale risultato avrebbe portato la pace anche nei restanti territori yemeniti.

A detta delle fonti, l’incontro tra Riad e STC, che dovrebbe tenersi il 20 maggio, dovrebbe portare al raggiungimento di un nuovo patto, con il quale applicare concretamente l’accordo del 5 novembre, consentendo ai gruppi separatisti di partecipare a un governo nazionale “congiunto” attraverso diversi Ministeri e di prendere il controllo di alcune aree liberate dai ribelli sciiti Houthi. Si tratta delle medesime richieste avanzate con l’accordo di Riad, ma non ancora completamente esaudite.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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