Sicilia: migrante in quarantena si getta dalla nave e muore in mare

Pubblicato il 20 maggio 2020 alle 20:34 in Immigrazione Italia

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Un migrante di nazionalità tunisina si è gettato in acqua dalla nave dove stava trascorrendo la quarantena, fuori da Porto Empedocle, in Sicilia, all’alba di mercoledì 20 maggio. Il corpo è stato ritrovato in giornata alla foce del fiume Naro e la procura di Agrigento sta indagando sulle cause della morte, per definire se si sia gettato in mare volontariamente e, nel caso, per quale motivo.

A lanciare l’allarme sono stati i connazionali della vittima, in quarantena sulla nave Moby Zazà. La Guardia di Finanza, la Capitaneria di porto e la Guardia Costiera si sono subito adoperate per avviare le ricerche una volta ricevuta la segnalazione.

Il giovane, di 28 anni, è precipitato dal ponte 6 della nave, da un’altezza di circa 15 metri. Il ragazzo è stato poi scaraventato dalla furia del mare verso la foce del fiume. Indossava un giubbotto di salvataggio al momento dell’incidente. Questo dettaglio, secondo quanto rivelato dall’agenzia di stampa Ansamed, potrebbe far pensare a un tentativo di fuga da parte del giovane, che forse avrebbe cercato di raggiungere a nuoto la costa agrigentina. La Procura della città, con il sostituto Sara Varazi, ha aperto un fascicolo d’inchiesta sul caso.

Su Twitter, la ONG Sea Watch, impegnata nel salvataggio dei migranti nel Mediterraneo, ha scritto: “Poteva essere accolto a terra ma è morto su una nave-quarantena, l’invenzione creata dal governo al solo scopo di giustificare la decisione incomprensibile di dichiarare non sicuri i porti italiani. Per i naufraghi si è rivelata una nuova prigione”.

Il 7 aprile, l’Italia ha dichiarato che i suoi porti non possono più essere considerati sicuri, a causa della diffusione dell’epidemia di coronavirus. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale causata dalla diffusione del COVID-19, i porti italiani non possono garantire i requisiti necessari per essere definiti e classificati come porti sicuri”, ha dichiarato il decreto governativo. L’emergenza nazionale dovrebbe protrarsi fino al 31 luglio, secondo le disposizioni attuali, ma la scadenza potrebbe essere estesa. La norma, nello specifico, riguarda “i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR (ricerca e soccorso) italiana”. 

Nel decreto, il Ministero ha ricordato le procedure necessarie che devono essere seguite quando arrivano i migranti. Più in dettaglio, dopo lo sbarco, i richiedenti asilo devono essere controllati dallo staff sanitario che deve verificare l’eventuale infezione. Quindi, devono essere messi in quarantena per 14 giorni su una nave, dopodiché possono essere trasferiti in un’altra struttura. Infine, il Ministero ha ricordato che i volontari e il personale delle strutture hanno il compito di informare i migranti sui rischi che emergono dalla diffusione del nuovo coronavirus e su come prevenire il contagio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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