Palestina: Abbas annuncia l’annullamento degli accordi con Israele e USA

Pubblicato il 20 maggio 2020 alle 10:03 in Israele Palestina

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Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha annunciato che l’Autorità Palestinese e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) sono in procinto di sciogliere gli accordi raggiunti in precedenza con Israele e gli Stati Uniti, venendo meno agli impegni presi con questi due governi.

La dichiarazione è giunta nella sera del 19 maggio e fa seguito all’intenzione di Israele e del suo premier, Benjamin Netanyahu, di voler annettere alcuni territori della Cisgiordania, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale. Tale operazione, se dovesse essere effettivamente attuata, ha precisato Abbas, comporterebbe un annullamento degli accordi di Oslo, stipulati nel 1993, e, pertanto, Israele dovrà assumersi la responsabilità e gli obblighi di una “potenza occupante” nei territori palestinesi, e far fronte alle conseguenze che ne deriveranno. Da parte sua, ha aggiunto il presidente, l’Autorità Palestinese continua a rispettare gli impegni e gli obblighi presi nei contesti legittimi internazionali e nel quadro delle relative decisioni “arabe, islamiche e regionali”, e continua ad impegnarsi per una risoluzione del conflitto israelo-palestinese sulla base di una soluzione a due Stati.

Non da ultimo, Abbas ha esortato quei Paesi che hanno respinto il cosiddetto “piano di pace” presentato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, a riconoscere lo Stato della Palestina, con il fine ultimo di salvaguardare la pace, la legittimità e il diritto internazionale. Il progetto di Trump, noto altresì come “accordo del secolo”, è stato presentato il 28 gennaio 2020 e si pone l’obiettivo di riportare la pace in Medio Oriente e di risolvere il conflitto arabo-israeliano. In particolare, il piano, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. Sino ad una effettiva attuazione del Piano di Trump o di Netanyahu, i territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, secondo cui la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele.

Nel suo discorso del 19 maggio, in realtà, Abbas non ha specificato i meccanismi e le tempistiche con cui l’Autorità Palestinese si allontanerà dagli accordi, né ha precisato come questa agirà nel momento in cui verrà meno alle intese che regolano la sua stessa esistenza. Dall’altro lato, Netanyahu sembra essere sempre più determinato a portare avanti il proprio piano, in particolare dopo aver raggiunto l’intesa con il suo ex rivale Benny Gantz ed aver formato un governo di unità nazionale, che lo vedrà alla guida di Israele per i prossimi 18 mesi. A tal proposito, in occasione della fiducia in Parlamento, il premier israeliano ha affermato che le aree che desidera annettere sono “regioni dove la nazione ebraica è nata e cresciuta” e, pertanto, è giunto il momento di applicarvi la legge israeliana e “scrivere un altro grande capitolo nei registri del sionismo”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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