La partecipazione di Mosca in Libia: dai sistemi di difesa alle denunce internazionali

Pubblicato il 20 maggio 2020 alle 16:34 in Libia Russia

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Le forze del governo di Tripoli, altresì noto come governo di Accordo Nazionale (GNA), hanno riferito di aver distrutto 4 sistemi di difesa aerea di fabbricazione russa. La notizia giunge dopo le preoccupazioni sollevate da Regno Unito, Stati Uniti e Onu.

In particolare, il portavoce dell’esercito del GNA, Mohammed Qanunu, ha riferito, mercoledì 20 maggio, che 3 sistemi di difesa aerea sono stati distrutti nella città di Tarhuna, mentre un altro è stato abbattuto nella zona di Wishka, ad Est di Misurata, a seguito di un’operazione militare condotta dalle forze aeree tripoline. In entrambi i casi si trattava di sistemi di tipi Pantsir, di fabbricazione russa ma forniti dagli Emirati Arabi Uniti (UAE) all’Esercito Nazionale Libico, guidato dal generale Khalifa Haftar.

Tali sistemi sono composti da missili terra-aria a breve e medio raggio e da artiglieria anti-aereo, con l’obiettivo di garantire difesa aerea alle postazioni civili e militari contro missili da crociera, droni, elicotteri, munizioni di precisione, velivoli ed elicotteri, oltre che contro altri tipi di minacce terrestri. Non da ultimo, ha riferito al Qanunu, le forze aeree sono state in grado di distruggere due veicoli armati emiratini di tipo Tiger e un cannone calibro 130, a seguito di raid condotti contro la città di Tarhuna, dove l’aeronautica libica continua le proprie operazioni di ricognizione e monitoraggio.

L’episodio del 20 maggio giunge dopo che gli Stati Uniti ed il Regno Unito, il 19 maggio, hanno esortato la Russia a porre fine all’invio di mercenari in Libia, volti a sostenere l’esercito di Haftar. Tali dichiarazioni derivano dal rapporto delle Nazioni Unite presentato il 6 maggio da una squadra di analisti, impegnata nel monitoraggio delle sanzioni in Libia, in cui è stata confermata la presenza di circa 1200 mercenari russi nei fronti di combattimento libici, appartenenti alla Compagnia Wagner.

“Le operazioni della Compagnia Wagner continuano ad esacerbare il conflitto” sono state le parole del vice rappresentante britannico alle Nazioni Unite, Jonathan Allen, il quale ha espresso profonda preoccupazione di fronte al continuo sostegno di attori esterni in termini di equipaggiamento militare e mercenari. Parallelamente, anche l’ambasciatrice di Washington alle Nazioni Unite, Kelly Craft, ha esortato tutti gli attori coinvolti in Libia a porre fine alle operazioni militari e a sospendere l’invio di armi e combattenti.

Dal canto suo, l’omologo russo, Vassily Nebenzia, ha negato il coinvolgimento di Mosca nell’arena libica, affermando che il rapporto presentato al Consiglio di Sicurezza il 6 maggio è basato su dati non verificati e pre-fabbricati, con il fine di screditare la politica della Russia in Libia. A detta del rappresentante di Mosca, non vi è nessun soldato russo in Libia e le accuse rivolte sono infondate. Secondo Nebenzia, la situazione in Libia è degenerata non a causa dei mercenari russi, bensì per “l’offensiva della NATO che ha distrutto lo Stato libico”. Inoltre, è stato precisato, la legislazione russa non prevede alcuna forma di “compagnia militare privata”. Pertanto, quanto affermato nel rapporto si basa su informazioni poco accurate utilizzate in modo inappropriato.

In tale quadro, nel corso di un briefing da remoto, sempre il 19 maggio, l’inviata speciale dell’Onu in Libia, Stephanie Williams, ha affermato che le Nazioni Unite continuano ad essere testimoni di concentrazioni militari composte da combattenti inviati incessantemente da sostenitori stranieri, i quali inviano in Libia anche armi sofisticate e letali, a sostegno di entrambe le parti belligeranti. “Non dobbiamo lasciare che la Libia ci sfugga di mano” sono state le parole di Williams, la quale ha affermato che il Consiglio ha il compito di garantire la sicurezza di tutti, esercitando pressione sugli attori regionali ed internazionali che alimentano il conflitto.

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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