Balcani: continuano le tensioni tra Serbia e Montenegro

Pubblicato il 20 maggio 2020 alle 15:11 in Europa Serbia

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Il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha dichiarato di avere intenzione di adottare i mezzi necessari per proteggere i cittadini di etnia serba presenti in Montenegro, dove, secondo il capo di Stato di Belgrado, sono vittime di minacce. 

Nello specifico, secondo quanto rivelato, mercoledì 20 maggio, da The Associated PressVucic ha dichiarato che le minacce subite dalla comunità serba riguardano la possibilità che in Montenegro si crei una piccola fazione indipendente della Chiesa ortodossa, a causa delle tensioni tra Belgrado e Podgorica. 

Le parole del capo di Stato, aggiunge il sito di informazione, sono giunte al termine del vertice, avvenuto nella stessa giornata, tra Vucic e il capo della Chiesa serbo-ortodossa di Belgrado, il quale ha riguardato principalmente la disputa in corso con il Montenegro. Al termine dell’incontro, il presidente serbo ha dichiarato di voler impiegare “tutti i mezzi legali e democratici” possibili per denunciare al mondo i torti subiti dai serbi in Montenegro, pur rispettando l’indipendenza e i diritti sovrani di Podgorica.  

Già lo scorso 14 gennaio, il vicepremier della Serbia, nonché ministro degli Affari Esteri, Ivica Dacic, aveva denunciato la discriminazione subita dai cittadini di etnia serba in Montenegro. Nello specifico, Dacic aveva rivelato che in Montenegro coloro che appartengono alla comunità serba vengono licenziati quando dichiarano la propria etnia o le proprie origini. Per dimostrare la propria tesi, il ministro degli Esteri aveva presentato i dati in suo possesso, rivelando che il 29% dei cittadini del Montenegro è di etnia serba. Di questi, solo il 5% lavora presso la Pubblica Amministrazione. In aggiunta, Dacic aveva rivelato che anche una sua conoscenza personale, cioè il fratello del suo capo della sicurezza, montenegrino, era stato licenziato dopo aver svelato le proprie origini. 

Le accuse rivolte a Podgorica sono da inserirsi nel quadro delle tensioni tra Serbia e Montenegro, sorte in seguito all’approvazione, lo scorso 27 dicembre della legge sulla libertà religiosa da parte del Parlamento di Podgorica.   

Nello specifico, questa prevede che le comunità religiose in possesso di beni da prima del 1918 debbano dimostrarne la legittima proprietà, pena la riappropriazione da parte dello Stato. A tale riguardo, Radio Free Europe aggiunge che nel 1918 il Montenegro, i cui cittadini sono prevalentemente di fede cristiano-ortodossa, si è unito al regno dei serbi, croati e sloveni, facendo inglobare la chiesa ortodossa montenegrina a quella serbo-ortodossa e perdendo tutte le proprietà in suo possesso. In tale clima, la misura è considerata dagli esperti in grado di compromettere le relazioni con la Serbia, la quale, lo scorso 14 gennaio, aveva denunciato la discriminazione subita in Montenegro dai cittadini di etnia serba e dichiarato di voler tutelare tale minoranza, la quale costituisce circa il 29% della popolazione montenegrina.     

Da parte sua, l’autorità religiosa della chiesa serbo-ortodossa sostiene che Podgorica voglia appropriarsi di proprietà della Chiesa serba, quali monasteri, chiese e altri beni. Il governo, tuttavia, ha smentito tali accuse. Nello specifico, il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, ha più volte sottolineato che la legge non intende compromettere la libertà religiosa dei cittadini di etnia serba che vivono in Montenegro, né ha come obiettivo il divieto di utilizzo dei propri luoghi di culto.    

Già in occasione del voto in Parlamento, i parlamentari filoserbi del Montenegro avevano tentato di impedire l’approvazione della misura scatenando una rissa in aula, mentre i cittadini filo-serbi avevano iniziato a protestare in diverse città del Paese, portando in totale, in meno di una settimana, all’arresto di 45 persone da parte delle autorità montenegrine. Successivamente, le proteste si erano estese anche in Kosovo e in Serbia. In tale clima, Djukanovic si è scagliato contro le proteste dichiarando di ritenere che queste fossero di natura politica, seppur mascherate da manifestazioni religiose.  

In aggiunta, lo scorso 13 maggio, migliaia di cittadini del Montenegro avevano protestato in diverse città del Paese contro l’arresto di 8 sacerdoti, scattato in seguito all’organizzazione di una processione religiosa. Nel corso della manifestazione, i cittadini in protesta avevano lanciato pietre contro gli ufficiali di polizia, insultati dai manifestanti all’urlo di “fascisti”, i quali per reprimere la protesta avevano lanciato gas lacrimogeno contro la folla. Numerosi cittadini erano stati arrestati al termine della manifestazione. Da parte sua, la procura del Montenegro aveva dichiarato di aver presentato accuse di violazione delle misure di sicurezza sanitaria imposte alla luce del coronavirus contro gli 8 sacerdoti.  

Nel frattempo, a supporto dei cittadini di fede serbo-ortodossa, la portavoce del Ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, ha invitato i legislatori a rispettare “i diritti legittimi” della più grande comunità religiosa del Paese. In maniera simile, la porzione filoserba del clero ortodosso ha etichettato il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, quale ateo intenzionato a portare avanti un’azione di repressione in stile comunista.    

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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