Il Bahrein verso l’autosufficienza di gas

Pubblicato il 20 maggio 2020 alle 17:24 in Bahrein Medio Oriente

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Il ministro del Petrolio del Bahrein, Mohamed al-Khalifa, ha reso noto il completamento dei lavori del primo terminale per la rigassificazione di gas naturale liquefatto (GNL). Le recenti scoperte, è stato precisato, potrebbero portare all’autosufficienza del Paese in materia di gas.

La notizia è giunta il 17 maggio scorso, data in cui al-Khalifa ha riferito che nel Golfo del Bahrein sono stati scoperti nuovi giacimenti di gas, e ciò potrebbe consentire al Paese di non dover più importarlo dall’estero. Parallelamente, secondo quando riferito dal ministro, Manama è altresì impegnata in colloqui con gli altri Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) e, in particolare, con l’Arabia Saudita, volti a creare una rete di gasdotti in grado di collegare il Bahrein al resto della regione.

Come ha evidenziato al-Khalifa nel corso di un’intervista organizzata dalla Camera di Commercio USA in Bahrein, il completamento del terminale e le recenti scoperte daranno un impulso maggiore ai progetti e alle attività del Paese in campo petrolifero ed industriale, in un periodo in cui anche Manama si trova a far fronte alle conseguenze, soprattutto economiche, derivanti dalla pandemia di Covid-19. A detta di al-Khalifa, il coronavirus ha causato un crollo senza precedenti nella domanda di risorse petrolifere, sollevando preoccupazioni per l’industria petrolifera. Per tale motivo, ha affermato il ministro, il Bahrein desidera rafforzare la cooperazione in questo settore con altri partner, così da acquisire nuove conoscenze e sviluppare i settori di petrolio, gas ed energia.

Non da ultimo, al-Khalifa ha posto l’accento sulle opportunità di investimento e di sviluppo fornite dai giacimenti dei blocchi 1,2,3,4, la cui superficie si stima sia pari a circa 9km quadrati. Parallelamente, il ministro ha parlato del progetto di ammodernamento della raffineria Bapco, definendolo un progetto ambizioso, dal valore di 6 miliardi di dollari. Una volta che i lavori saranno completati, presumibilmente nel 2022, l’impianto dovrebbe avere una capacità produttiva pari a circa 400.000 barili di petrolio.

Il Bahrein, a detta di esperti di economia, non dispone delle medesime risorse petrolifere e finanziarie degli altri Paesi della regione e le proprie risorse statali sono considerate tra le più deboli. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il deficit fiscale del Bahrein salirà al 15,7% del prodotto interno lordo nel 2020, rispetto al 10,6% nel 2019. Tuttavia, il fabbisogno finanziario potrebbe non essere così rilevante se il Paese potesse ricevere maggiore assistenza, ma i suoi vicini, diversamente dal passato, potrebbero non essere in grado di fornire aiuto nell’immediato.

Con lo scoppio della pandemia e il calo della domanda di petrolio, si è passati da un costo di 65 dollari al barile alla fine del 2019 a circa 35 dollari al barile successivi.  Di fronte alla crescente crisi, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, insieme ad altre nazioni produttrici di greggio, un gruppo noto con l’acronimo OPEC +, ha concordato, il 9 aprile, di ridurre la produzione petrolifera di un valore record pari a 9.7 milioni di barili di petrolio al giorno, circa il 10% dell’offerta globale, per sostenere i prezzi del greggio. Tuttavia, diversi esperti hanno messo in evidenza come quanto stabilito possa mettere in pericolo le riserve finanziarie dei Paesi del Golfo e dell’area MENA, accumulate nel corso di decenni, in quanto le economie di tali Stati necessitano di prezzi compresi tra i 60 e gli 85 dollari al barile per poter bilanciare i propri budget.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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