Armi nucleari USA in Polonia: l’ira di Mosca

Pubblicato il 20 maggio 2020 alle 14:00 in NATO Russia

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Il 15 maggio, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Polonia, Georgette Mosbacher, sul suo account Twitter ha dichiarato che gli USA avrebbero potuto dislocare in Polonia le loro armi nucleari attualmente in Germania. Alle dichiarazioni ha risposto duramente la portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione russa, Marija Zacharova, in occasione di un briefing con la stampa.

“Naturalmente, abbiamo prestato molta attenzione alle parole della signora Mosbacher – ha dichiarato Zacharova rispondendo alle domande dei giornalisti – che ha reagito ad un articolo del suo collega in Germania, Richard Grenell, in cui discuteva quale dovrebbe essere il contributo di Berlino alla politica nucleare dell’Alleanza atlantica. Sullo sfondo di un crescente dibattito in Germania sull’opportunità di dispiegare ulteriormente armi nucleari americane non strategiche sul suo territorio, l’ambasciatore statunitense ha presentato quello che nei fatti un ultimatum: invece di minare la solidarietà transatlantica, Berlino dovrebbe adottare un approccio più “responsabile” per adempiere ai suoi obblighi. Per questo, nell’ottica dell’ambasciatore Grenell, è necessario confermare chiaramente l’impegno a preservare le armi nucleari statunitensi in Europa, per aumentare e continuare a contribuire al potenziale nucleare della NATO”.

Zacharova ha sottolineato che l’articolo dell’ambasciatore Grenell “illustra lo stato della solidarietà transatlantica” ed ha accusato gli USA di “fare pressioni indebite” e “ricattare” i loro alleati. “Tutto ciò – spiega ancora la portavoce del ministero guidato da Lavrov – al fine di garantire che aumentino le allocazioni militari e acquistino prodotti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti”. Tuttavia – ha aggiunto – Mosca non intende intromettersi, “è un affare dell’Alleanza atlantica come costruiscono le relazioni tra loro”.

Allo stesso tempo, la portata del problema va ben oltre il quadro delle discussioni interne. La posizione russa sul tema delle missioni nucleari congiunte della NATO è ben nota – ha chiarito Zacharova – questa pratica è una violazione diretta degli articoli I e II del Trattato di non-Proliferazione. “Nella suo tweet, l’ambasciatrice Mosbacher va molto oltre e parla della possibilità di portare armi nucleari e relative infrastrutture direttamente ai nostri confini. E questa è una violazione di una delle disposizioni chiave dell’Atto istitutivo sulle relazioni reciproche, la cooperazione e la sicurezza tra la Federazione russa e l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) del 27 maggio 1997”. Nell’Atto – ricorda la funzionaria russa – si afferma espressamente: “Gli Stati membri della NATO confermano di non avere intenzioni, piani o motivi per dispiegare armi nucleari nel territorio dei nuovi membri e che non hanno bisogno di cambiare alcun aspetto della costruzione delle forze nucleari della NATO o della politica nucleare della NATO, né prevedono la necessità di farlo in futuro”.

“Queste garanzie sono firmate dai leader di tutti i paesi dell’alleanza, senza eccezioni – ha ribadito Marija Zacharova – Speriamo che Washington e Varsavia riconoscano la pericolosità di tali affermazioni, che rendono ancora più difficile la fase complicata che attraversano le relazioni tra Russia e NATO, e minacciano le basi fondamentali della sicurezza europea, già indebolite a causa dei passi unilaterali degli Stati Uniti, soprattutto l’uscita dal trattato INF”.

“Un vero contributo al rafforzamento della sicurezza europea – ha concluso – sarebbe il ritorno delle testate americane negli Stati Uniti. La Russia ha riportato tutte le armi nucleari sul suo territorio nazionale già da molto tempo”.

Il trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), che vietava i missili con un raggio da 500 a 5500 chilometri, in vigore dal 1987, è definitivamente terminato il 2 agosto 2019, dopo il ritiro di entrambi i paesi firmatari. Il 2 febbraio 2019 Washington ha notificato a Mosca la decisione di ritirarsi dal trattato, per presunte violazioni da parte russa. Il ritiro statunitense è diventato effettivo nel giugno successivo. Mosca di conseguenza non ha rinnovato il trattato e il 3 luglio ha annunciato il ritiro, divenuto effettivo il 2 agosto. 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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