Russia, Cina, Iran e Pakistan discutono dell’Afghanistan

Pubblicato il 19 maggio 2020 alle 11:23 in Afghanistan Asia

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Delegazioni della Russia, Cina, Iran e Pakistan hanno discusso della situazione dell’Afghanistan e del processo di pace, secondo quanto hanno riferito gli inviati speciali dei Paesi interessati, il 18 maggio, in una dichiarazione congiunta.

Le parti hanno accolto con favore l’accordo tra i due principali leader politici afghani ed hanno espresso “la speranza che questo importante evento possa accelerare l’avvio dei negoziati intra-afghani”. Il 17 maggio, il presidente Ashraf Ghani e il suo rivale politico, Abdullah Abdullah, hanno firmato un accordo di condivisione del potere, dopo mesi di contrasti politici. La tensione è emersa come conseguenza delle contestate elezioni presidenziali del 28 settembre 2019, i cui risultati sono stati annunciati il 18 febbraio 2020. Ognuno dei due leader, Ghani e Abdullah, ha dichiarato di aver vinto ed entrambi hanno tenuto cerimonie di inaugurazione nei rispettivi palazzi. 

Nell’incontro del 18 maggio, gli inviati di Russia, Cina, Iran e Pakistan hanno ribadito il loro rispetto per la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Afghanistan. La dichiarazione ha anche sottolineato il sostegno ad un processo di pace e riconciliazione “guidato dall’Afghanistan”, affermando che i negoziati inclusivi tra governo e talebani sono l’unico modo per realizzare la riconciliazione nazionale, portando a una pronta conclusione del conflitto prolungato. La dichiarazione congiunta ha invitato tutti i gruppi etnici e i partiti afgani, compresi i talebani, a trarre vantaggio dall’opportunità di riconciliazione per gettare le basi di una nuova convivenza, avviando i negoziati intra-afghani il prima possibile.

“Supportare l’Afghanistan per raggiungere una pace globale e sostenibile in una fase iniziale”, si legge nella dichiarazione dei Paesi. A questa frase, l’Iran ha voluto aggiungere una riserva, che recita: “nel rispetto della costituzione della Repubblica Islamica dell’Afghanistan e dei diritti costituzionali delle donne, nonché dei gruppi etnici e religiosi”. Secondo le delegazioni dei Paesi in questione, le truppe straniere dovrebbero ritirarsi in modo ordinato e responsabile, garantendo una transizione progressiva costante per l’Afghanistan. 

Da decenni, il Paese è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. Gli Stati Uniti avevano iniziato a ritirare le loro truppe dall’Afghanistan, il 10 marzo, a seguito dello storico accordo tra talebani e rappresentanti statunitensi firmato a Doha, in Qatar, il 29 febbraio.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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