Nigeria: incremento degli attentati prima delle celebrazioni dell’Eid

Pubblicato il 19 maggio 2020 alle 18:05 in Africa Nigeria

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Alcuni gruppi jihadisti hanno effettuato una serie di attacchi nella Nigeria nord-orientale in prossimità dell’Eid al-Fitr, la festa che segna la fine per i musulmani del mese sacro del Ramadan. Nella notte di lunedì 18 maggio, diversi combattenti dello Stato Islamico nell’Africa occidentale (ISWAP) hanno invaso la città di Dapachi, nello Stato di Yobe, provocando scontri con l’esercito che hanno lasciato un soldato e 5 ribelli morti. Altri 3 militari sono rimasti feriti. I jihadisti hanno saccheggiato i negozi e le case prima dell’intervento dei soldati, secondo quanto riferito da due fonti militari. Non ci sono state vittime civili, hanno aggiunto i testimoni. L’ISWAP si è separato dagli insorti di Boko Haram nel 2016 e, da allora, realizza offensive contro i militari, assalti ai convogli e irruzioni nelle basi dell’esercito.

Dapachi è stato lo scenario del rapimento di oltre 100 studentesse nel febbraio 2018. Gli ostaggi sono stati rilasciati circa un mese dopo in seguito a intensi negoziati con il governo, ma 5 di loro hanno perso la vita durante la prigionia. Si è trattato del sequestro più grave effettuato in seguito a quello del 14 aprile 2014, a Chibok, dove i jihadisti nigeriani rapirono 275 studentesse. Nonostante i militanti affermino di trattare bene le ragazze rapite, queste vengono spesso utilizzate come kamikaze negli attentati suicidi. Il 7 maggio 2017, almeno 86 giovani di Chibok sono state rilasciate in seguito a lunghe trattative tra il governo di Abuja ed i terroristi. Le autorità credono che almeno 100 ragazze siano ancora nelle mani dei jihadisti.

Nella giornata di lunedì 18 maggio, proprio due donne kamikaze si sono fatte esplodere intorno alle 19:30 nella città di Konduga, nel vicino stato del Borno, uccidendo due persone nella casa di un attivista impegnato nella lotta anti-jihadista. “Il nostro collega è stato preso di mira. L’impatto dell’esplosione ha distrutto parte di una casa vicina, uccidendo lui e un anziano”, ha riferito Ali Hassan, compagno e collaboratore della vittima. Konduga si trova nella foresta di Sambisa, una roccaforte di Boko Haram da cui gli attentatori suicidi hanno spesso lanciato i loro attacchi in passato.

Infine domenica 17 maggio, 20 civili sono stati uccisi dall’esplosione di una mina durante un attacco al villaggio di Gajiganna, a 50 km dalla capitale del Borno, Maiduguri. “Ogni anno per gli insorti è diventata un’abitudine intensificare gli attacchi in concomitanza dell’Eid al fine di sabotare le celebrazioni”, ha dichiarato il capo della milizia anti-jihadista a Borno, Babakura Kolo, dicendo che quest’anno “non è stato diverso dagli altri”.

Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 35.000 persone e costretto circa 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).

Il Country Report on Terrorism 2018 del governo americano informa che in Nigeria Boko Haram e ISWAP hanno continuato a condurre, nel corso dell’anno passato, numerosi attacchi contro forze governative e di sicurezza. Boko Haram, in particolare, non ha mancato di effettuare attentati anche contro la popolazione civile, mentre lo Stato Islamico dell’Africa occidentale sta provando a stringere legami più forti con le comunità locali, provvedendo a fornire una serie di limitati servizi sociali. L’obiettivo principale del gruppo sono le forze di sicurezza locali. Verso la fine del 2018, le due organizzazioni, nonostante la presenza della Task Force multinazionale congiunta, sono riuscite a guadagnare la completa libertà di movimento negli Stati regionali del Borno e di Yobe. Più di 200.000 nigeriani sono stati costretti a cercare rifugio nei Paesi vicini, soprattutto Camerun, Ciad e Niger. Nel corso di tutto il 2018, Boko Haram e ISWAP hanno condotto circa 700 attacchi sul territorio della Nigeria, usando armi di piccola taglia, ordigni improvvisati, rapimenti, imboscate, attentati suicidi. Secondo quanto reso noto dal Global Terrorism Index 2019, la Nigeria occupa il terzo posto mondiale tra i 163 Paesi considerati per misurare l’impatto della minaccia terroristica globale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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