Libia-UE: Borrell chiama al-Sarraj

Pubblicato il 19 maggio 2020 alle 12:15 in Europa Libia

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L’Alto Rappresentante per la politica estera dell’UE, Josep Borrell, ha avuto un vertice telefonico con il presidente del consiglio presidenziale del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, per discutere degli ultimi sviluppi in Libia. 

Nello specifico, secondo quanto rivelato da un comunicato ufficiale rilasciato dal servizio esterno dell’UE, martedì 19 maggio, nel corso del vertice, avvenuto il giorno precedente, Borrell ha avuto modo di esprimere la propria preoccupazione per l’escalation dei conflitti all’interno e nei dintorni di Tripoli, oltre che per l’aumento del numero di bombardamenti in aree residenziali, dove sono morti numerosi civili. 

In aggiunta, Borrell ha encomiato la disponibilità e l’apertura con cui il governo di Tripoli ha preso parte alla Conferenza di Belino, sottolineando l’importanza del raggiungimento di un cessate il fuoco per la ripresa di un dialogo tra le due parti, al fine di trovare una soluzione politica al conflitto in linea con le disposizioni finali della Conferenza di Berlino. 

Tale Conferenza si è tenuta lo scorso 19 gennaio e ha visto la partecipazione di diverse parti a livello internazionale, compresi il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, e il premier del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fayez al-Sarraj. Al termine della Conferenza, eramo state concordate 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, in termini economici, politici e militari, ribadendo in ogni caso la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare. A livello economico, l’attenzione era stata posta sulle riforme da intraprendere per la ripresa del Paese. Sul versante militare, la parti avevano concordato la formazione di un Comitato per il monitoraggio e per la supervisione del cessate il fuoco. A livello politico, l’incontro di Berlino aveva esortato tutti i partiti libici a porre fine al periodo di transizione e a indire elezioni libere, inclusive ed eque. 

Al centro del vertice telefonico tra Borrell e al-Sarraj vi è stato anche l’invio dell’Operazione Irini, la missione UE volta a far rispettare l’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite.  

Tale Operazione era stata approvata, all’unanimità, lo scorso 17 febbraio, dal Consiglio dei ministri degli Esteri dell’UE. A differenza del mandato della missione precedente, l’Operazione Sophia, il mandato di Irini non riguarda il salvataggio di migranti, nè la totalità delle acque della Libia, dato che le sue operazioni si svolgono solo nell’area ad Est del Paese, principale punto di arrivo dei carichi di armamenti, con l’impiego di mezzi navali, aerei e satellitari. Ciò nonostante, la missione è stata respinta da al Sarraj che, lo scorso 26 aprile, aveva dichiarato di ritenere che la missione trascuri il controllo dei confini terrestri attraverso i quali avviene il passaggio del maggior numero di armi e munizioni destinate all’esercito del generale Khalifa Haftar.   

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2015. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.   

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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