Libia: nuovi dettagli sul supporto degli Emirati Arabi Uniti

Pubblicato il 19 maggio 2020 alle 16:25 in Emirati Arabi Uniti Libia

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Le Nazioni Unite hanno rivelato che una compagnia degli Emirati Arabi Uniti (UAE) ha acquistato 6 elicotteri e 2 imbarcazioni volti a sostenere le operazioni dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

La notizia è stata rivelata da un gruppo di esperti facente capo al Comitato per le Sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, in una relazione riservata, secondo cui la commessa di tale equipaggiamento militare, dal valore di circa 18 milioni di dollari, è avvenuta grazie ad una compagnia con sede in Giordania, fondata dalla Fulcrum Holding emiratina. Nello specifico, secondo quanto precisato da una fonte che ha avuto accesso al report, in condizioni di anonimato, 3 elicotteri Puma sono stati acquistati in Sud Africa e da qui sono stati trasferiti prima in Giordania e successivamente in Libia. Tuttavia, ha riferito la fonte, non è chiaro se la compagnia aerea sud-africana Starlite Aviation abbia svolto il ruolo di venditrice o di semplice mediatrice nel trasporto dei velivoli.

La seconda commessa ha riguardato 3 elicotteri di attacco SA 341, di fabbricazione francese, acquistati dal Gabon, e due imbarcazioni di tipo MRC1250, in grado di traportare 20 persone, tramite la Sovereign Charterers, una società adibita al noleggio navi con sede a Malta. A detta della fonte, tali informazioni sono state scoperte dopo che al Comitato dell’Onu, già a metà gennaio 2020, era giunta voce che gli UAE stavano cercando di finanziare una squadra speciale di mercenari volti a sostenere Haftar ed il suo esercito.

La relazione dell’Onu giunge dopo che, il 15 maggio, Bloomberg, sulla base di un rapporto delle Nazioni Unite, ha rivelato che due compagnie con sede a Dubai hanno inviato circa 20 mercenari “occidentali” a Bengasi, in Libia, a sostegno dell’LNA. Le società in questione sono la Lancaster 6 DMCC e la Opus Capital Asset Limited FZE, le quali hanno pianificato l’invio dei mercenari, guidati da un cittadino sudafricano, Steve Lodge. Questi sarebbero giunti nei territori libici nel mese di giugno 2019, nel quadro di una “operazione di una compagnia militare privata ben retribuita”. Tuttavia, pochi giorni dopo il loro arrivo, i combattenti hanno lasciato il Paese per dirigersi verso Malta, a bordo di due imbarcazioni. Nel rapporto, tuttavia, non è stato specificato il motivo della loro partenza, né risulta essere chiaro quale Paese, governo o entità li abbia reclutati.

I mercenari occidentali, con passaporti britannici, americani, francesi, australiani e sudafricani, avrebbero avuto il compito di impedire anche le spedizioni di armi dalla Turchia al governo tripolino. Proprio per tale missione, secondo il rapporto, sarebbero stati inviati navi ed elicotteri. Non da ultimo, nella medesima relazione, non resa pubblica, è stato altresì rivelato che le due società emiratine hanno finanziato e diretto le operazioni volte a fornire alle forze di Haftar elicotteri, droni e sistemi elettronici, sfruttando una rete di aziende false.

La Commissione dell’Onu ha poi rivelato che gli Emirati Arabi Uniti sono altresì responsabili per la gestione di un “ponte aereo nascosto”, volto a fornire armi al generale libico Haftar. Nello specifico, sono 37 i voli al centro delle indagini degli esperti delle Nazioni Unite, condotte dall’inizio del mese di gennaio 2020. Secondo quanto rivelato da alcuni diplomatici a conoscenza del rapporto, i voli in questione sono stati gestiti da una rete di compagnie registrate negli Emirati Arabi Uniti, in Kazakistan e nelle Isole Vergini britanniche.

Egitto, Francia ed Emirati sono considerati i principali sostenitori di Haftar nell’ambito dell’operazione contro la capitale Tripoli, attraverso la fornitura di veicoli da guerra aerei e armi di alta qualità. Allo stesso tempo, Abu Dhabi, insieme a Parigi ed Il Cairo, è tra i 6 Paesi firmatari di una dichiarazione congiunta, rilasciata il 16 luglio 2019, in cui è stata richiesta la fine immediata del conflitto in Libia e la cessazione delle ostilità a Tripoli, condannando ogni tentativo dei gruppi terroristici di approfittare del vuoto di potere nel Paese per prolungare i combattimenti. Inoltre, UAE, Giordania e Turchia, il 9 dicembre, sono stati inclusi tra i principali Paesi che esportano armi in Libia, sulla base di un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato nello stesso giorno da un gruppo di esperti.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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