Iraq: un missile colpisce i dintorni dell’ambasciata USA

Pubblicato il 19 maggio 2020 alle 8:55 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un missile ha colpito la Green Zone nel centro della capitale irachena Baghdad, nella notte tra il 18 ed il 19 maggio. Si tratta di un’area fortificata sede di edifici governativi ed ambasciate, tra cui quella statunitense.

Questo è quanto riferisce il quotidiano arabo al-Arabiya, sulla base delle dichiarazioni delle fonti di sicurezza irachene e del Media Security Cell, secondo cui un missile di tipo Katyusha ha colpito un’abitazione vuota situata nella Green Zone, causando lievi danni materiali. A detta delle fonti, il missile è stato lanciato dal quartiere al-Idrisi, e, in particolare, dalla strada al-Filastin, e a seguito dell’incidente sono state udite le sirene dall’ambasciata statunitense. Altri media arabi, tra cui il quotidiano al-Hadath, hanno riferito che i missili lanciati nei dintorni del compound di Washington sono stati 3.

Sin da ottobre 2019, sono circa 28 gli attacchi contro basi e strutture statunitensi in Iraq, portando Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Tra i principali episodi dei mesi scorsi, nelle prime ore del 17 marzo, due missili hanno colpito la base di Besmaya, situata a 60 km a Sud della capitale irachena, che ospita forze spagnole legate alla coalizione anti-ISIS e forze di addestramento NATO. Ancor prima, almeno 10 missili Katyusha hanno colpito, l’11 marzo, una base irachena che ospita soldati della coalizione internazionale anti-ISIS, situata ad al-Taji, a 85 km a Nord della capitale irachena Baghdad. Questo primo attacco ha causato la morte di due soldati statunitensi ed uno britannico, ed il ferimento di altri 12 uomini. Successivamente, la medesima base è stata interessata da un ulteriore attentato, il 14 marzo, che ha causato il ferimento di almeno 2 soldati delle truppe irachene e 3 appartenenti alle forze della coalizione.

L’apice delle tensioni nelle relazioni tra Washington e Teheran è stato raggiunto con la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vice comandante delle Forze di mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi il 3 gennaio scorso a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. In tale quadro, fonti militari irachene e statunitensi hanno rivelato che gli USA hanno dispiegato una batteria di missili Patriot presso la base di Ain al-Assad, la stessa che, l’8 gennaio scorso, era stata oggetto di un attacco condotto dalle forze iraniane del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC).

Tuttavia, la scena politica irachena ha visto di recente la nomina di un nuovo primo ministro, Mustafa al-Kadhimi, che ha ottenuto la fiducia del Parlamento iracheno nella sera del 7 maggio. Tra le diverse promesse, il premier si è impegnato ad instaurare un dialogo strategico con gli Stati Uniti, volto a chiarire lo scopo del loro ruolo e della loro missione in Iraq. Parallelamente, secondo alcune fonti, al-Kadhimi ha ricevuto l’appoggio del nuovo capo della Quds Force, Ismail Qaani, e di Mohammed Kawtharani, un rappresentante di Hezbollah in Iraq. Tale legame, secondo alcuni, potrebbe complicare la missione del premier nell’evitare che l’Iraq diventi un terreno di scontro tra attori esterni.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.