Germania: come procede il processo contro i sospetti torturatori siriani

Pubblicato il 19 maggio 2020 alle 9:15 in Germania Siria

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Un ex agente dell’intelligence siriana, accusato di tortura e sotto processo in Germania per crimini contro l’umanità, Anwar Raslan, ha dichiarato dinanzi alla corte di essere innocente.  

È quanto rivelato, lunedì 18 maggio, da Al Jazeera English, il quale ha altresì specificato che Raslan è accusato della morte di 58 persone e della tortura di altre 4.000. In particolare, l’ex agente dell’intelligence siriana è ritenuto colpevole di aver picchiato e torturato i detenuti presso la struttura penitenziaria di Al-Khatib, a Damasco, spesso manifestanti e alcune figure dell’opposizione nei primi anni della guerra civile. 

Nel rinnegare tali accuse, Raslan, in una dichiarazione scritta letta dai suoi avvocati, Michael Boecker e Yorck Fratzky, ha dichiarato di non aver picchiato né torturato alcun detenuto, ma anzi di aver aiutato alcuni prigionieri a uscire dal centro di detenzione. 

Il processo contro Raslan, iniziato a Koblenz lo scorso 23 aprile, è il primo in cui una corte di un altro Stato si trova a giudicare le accuse di tortura rivolte contro il governo di Bashar Al-Assad. Ciò è stato reso possibile dal principio di giurisdizione internazionale, per il quale un altro Stato può perseguire penalmente i crimini contro l’umanità. 

L’uomo, 57 anni, è accusato di crimini contro l’umanità, stupro, aggressione sessuale aggravata e di 58 omicidi. L’uomo faceva parte del “Branch 251”, un’unità dell’intelligence che gestiva una prigione a Damasco, dove presumibilmente ha supervisionato la tortura di almeno 4.000 persone, come ufficiale in comando, tra il 29 Aprile 2011 e il 7 settembre 2012. Secondo uno degli inquirenti tedeschi, Raslan era a capo dell’Agenzia di intelligence interna della Siria, per la quale aveva lavorato per circa 18 anni, prima di disertare e scappare dalla guerra in Siria alla fine del 2012. L’uomo aveva raggiunto la Germania nel luglio del 2014 grazie a un programma di accoglienza di rifugiati siriani che necessitavano protezione speciale.  

Secondo l’’accusai prigionieri della struttura venivano appesi per i polsi, subivano elettroshock, venivano picchiati fino a perdere i sensi e sono stati sottoposti a un metodo di tortura chiamato “dulab”, la ruota, in cui le vittime venivano forzate dentro il pneumatico di un tir, per essere storditi. 

Tali accuse, rivela Al Jazeera English, erano state avanzate da alcuni testimoni, ma Raslan ha smentito di essere stato coinvolto o responsabile di simili azioni, aggiungendo che tali pratiche sono contro la morale e i precetti religiosi del suo credo. In più, l’uomo ha dichiarato di prendere le distanze a sua volta da simili azioni, se commesse. 

A tale riguardo, il segretario generale di una ONG tedesca per la difesa dei diritti umani, la quale fornisce supporto alle 17 vittime che testimoniano al processo, Wolfgang Kaleck, ha dichiarato di ritenere che Raslan non abbia seguito ordini ricevuti dall’alto, ma che sia stato lui stesso a dare indicazioni su come procedere.  

Insieme a Raslan, però, a rispondere di accuse simili vi è anche un secondo cittadino siriano, Eyad al-Gharib, 42 anni, un funzionario di rango più basso di Raslan, presumibilmente incaricato di radunare i manifestanti, accusato di assistenza alla tortura e all’omicidio di 30 persone. A tale riguardo, Al Jazeera English aggiunge che secondo gli inquirenti, al-Gharib faceva parte dell’unità che arrestava i manifestanti e li trasferiva alla Branch 251, dove poi subivano i maltrattamenti. 

Secondo gli esperti, il processo potrà durare per due anni. Le vittime testimonieranno il prossimo luglio.  

Il “processo di Coblenza” si sta svolgendo grazie al fatto che, nel 2002, la Germania abbia dichiarato che esiste un principio di giurisdizione universale per i crimini contro l’umanità, consentendo il perseguimento di questi nei suoi tribunali, anche se avvenuti altrove. Nel 2003 è stata istituita un’Unità Speciale per i Crimini di Guerra presso la Polizia Penale Federale tedesca, che inizialmente indagava su sospetti genocidi nella Repubblica Democratica del Congo e nelle guerre jugoslave. Poiché migliaia di rifugiati siriani hanno presentato domanda di asilo in Germania, tra il 2015 e il 2017, l’Unità ha ricevuto oltre 2.800 denunce per crimini presumibilmente commessi sotto il regime di Bashar al-Assad. 

Intanto, il perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, è oramai entrato nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Il governatorato Nord-occidentale di Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. 

Secondo i dati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, un gruppo di monitoraggio con sede nel Regno Unito, sono almeno 60.000 i cittadini che sono morti a causa della tortura o delle condizioni di vita nei centri di detenzione gestiti dagli uomini di Assad. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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