Corte suprema USA: risarcimento miliardario del Sudan alle vittime degli attentati del 1998

Pubblicato il 19 maggio 2020 alle 19:06 in Sudan USA e Canada

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La Corte suprema statunitense ha stabilito all’unanimità che il Sudan dovrà versare 4,3 miliardi di dollari di danni punitivi alle vittime degli attentati terroristici, avvenuti nel 1998, contro le due ambasciate degli Stati Uniti in Kenya e Tanzania.

Gli attacchi, condotti da militanti di Qaeda, hanno provocato la morte di più di 220 persone. A partire dal 2001, molte delle vittime sopravvissute e dei loro familiari hanno fatto causa al Sudan dinanzi al tribunale federale, sostenendo che aveva contribuito ad aiutare Al Qaeda nel portare a termine i due attentati. Dopo un processo al quale il Sudan non ha partecipato, il giudice John D. Bates, del Tribunale distrettuale federale di Washington, ha scoperto nel 2011 che Khartoum aveva fornito un’assistenza cruciale all’organizzazione di al Qaeda e al suo leader, Osama bin Laden. “Il Sudan ha ospitato e fornito rifugio ai terroristi e alla loro rete operativa e logistica di approvvigionamento”, ha scritto il giudice Bates. “Bin Laden e al Qaeda hanno ricevuto il supporto e la protezione dell’intelligence e dell’esercito sudanese contro i servizi di intelligence stranieri e i militanti rivali. Il Sudan ha fornito a bin Laden e ad al Qaeda centinaia di passaporti sudanesi. Il servizio di intelligence sudanese ha permesso ad al Qaeda di attraversare il confine tra Sudan e Kenya senza restrizioni”, si legge ancora nella sentenza. Il giudice Bates ha stabilito circa 10,2 miliardi di dollari di danni da pagare alle vittime, inclusi circa 4,3 miliardi di danni punitivi.

Le nazioni straniere sono normalmente immuni dalle cause legali avviate dai tribunali americani. Tuttavia, in alcune occasioni, il Congresso ha fatto eccezioni, inclusa quella stabilita nel 1996 per atti di terrorismo condotti da nazioni designate come sponsor statali del terrorismo. Secondo la legge del 1996, i querelanti potevano chiedere un risarcimento per le loro perdite, ma non danni punitivi, che hanno lo scopo di punire e scoraggiare le trasgressioni. Dopo che è stata intentata la causa, il Congresso ha modificato la legge nel 2008 per consentire ai querelanti di chiedere i danni punitivi in almeno alcune circostanze. La questione da risolvere per la corte, tuttavia, era stabilire se quell’emendamento potesse avere efficacia retroattiva.

Il Sudan, da parte sua, ha impugnato la sentenza per vari motivi, incluso il fatto che il riconoscimento del danno punitivo fosse improprio. La Corte d’appello degli Stati Uniti per il Circuito del Distretto di Columbia ha accolto la mossa di Khartoum, eliminando nel 2017 i premi punitivi.

Lunedì 18 maggio, il giudice Neil M. Gorsuch, della Corte suprema, ha ribadito che è vero che la legislazione si applica normalmente in modo prospettico. “Questo principio protegge gli interessi vitali del processo e consente alle persone e ai gruppi di stare tranquilli dopo aver agito, senza temere che la loro condotta lecita possa essere rivalutata in seguito”, ha scritto Gorsuch. Tuttavia, ha aggiunto il giudice, una legge federale deve essere applicata retroattivamente se il Congresso lo richiede chiaramente. “Il Congresso è stato chiaro quando ha autorizzato i querelanti a chiedere e ottenere i danni punitivi per condotte passate”, ha affermato in maniera perentoria Gorsuch.

A tal proposito, il Sudan ha affermato che la legge non sarebbe stata in grado di autorizzare in modo sufficientemente chiaro i danni punitivi retroattivi perché si riferiva ad essi solo come un’eventualità, che “poteva” essere considerata.  Secondo il giudice Gorsuch, tuttavia, anche solo questo basta a far valere i danni punitivi in maniera retroattiva. “Questo linguaggio semplicemente attribuisce ai tribunali distrettuali la discrezione di determinare se i danni punitivi sono appropriati alla luce dei fatti inerenti a un caso particolare”, ha sottolineato il giudice della Corte suprema. 

La sentenza di lunedì 18 maggio si applica alla categoria dei cittadini degli Stati Uniti, membri delle forze armate, dei dipendenti pubblici e degli appaltatori. Il giudice Gorsuch ha affermato che la corte d’appello dovrà stabilire se la seconda classe di querelanti, ovvero i familiari stranieri di dipendenti governativi e appaltatori, abbiano altrettanto diritto ai premi punitivi.

“È vero che i danni punitivi non sono semplicemente una forma di risarcimento ma una forma di punizione, e non dubitiamo che l’applicazione di nuove punizioni alla condotta compiuta possa sollevare serie questioni costituzionali”, ha scritto Gorsuch. “Ma se il Congresso autorizza chiaramente i danni punitivi retroattivi in un modo che un litigante ritiene incostituzionale, la via migliore per il litigante è quella di contestare la costituzionalità della legge”.

Il 13 maggio, secondo quanto annunciato dal Dipartimento di Stato USA, il Sudan è stato escluso, per la prima volta dal 1993, dalla lista dei Paesi non cooperanti nella lotta contro il terrorismo. Gli analisti ritengono si tratti di un passo significativo verso la completa rimozione del Sudan dalla lista dei Paesi sponsor e finanziatori del terrorismo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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