Algeria: rilasciato uno dei maggiori attivisti del movimento Hirak

Pubblicato il 19 maggio 2020 alle 16:06 in Africa Algeria

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In Algeria, uno dei protagonisti del movimento di protesta “Hirak”, pro-democrazia e contrario all’establishment attuale, è stato rilasciato dopo che un tribunale ha ridotto la sua pena detentiva da un anno a 6 mesi. Abdelouahab Fersaoui, leader del gruppo civico Youth Action Rally (RAJ), è stato arrestato ad ottobre durante una manifestazione e, ad aprile, è stato condannato a un anno di prigione con l’accusa di “attacco all’integrità del territorio nazionale”. L’avvocato Hocine Benissad, parlando dopo l’ultimo appello, domenica 17 maggio, ha dichiarato che la pena di Fersaoui è stata ridotta a sei mesi, aggiungendo: “Sarà rilasciato dal carcere perché ha già scontato la pena”.

L’uomo di 39 anni è stato rilasciato durante la notte, secondo quanto riferito da Said Salhi, vice presidente della Lega algerina per la difesa dei diritti umani (LADDH). “Siamo davvero sollevati. Siamo contenti di questa revisione perché Fersaoui ha subito una lunga detenzione. Questa è solo la riparazione di una grave ingiustizia”, ha aggiunto Salhi. L’accusa, dal canto suo, aveva chiesto una condanna più severa all’udienza di appello, organizzata per videoconferenza e tenuta a porte chiuse a causa della pandemia di coronavirus.

Fersaoui è stato arrestato il 10 ottobre 2019 durante una manifestazione a sostegno dei detenuti del movimento “Hirak” di fronte al tribunale principale della capitale, Algeri. Durante il suo processo a marzo, l’uomo aveva negato le accuse, che, a suo dire, si sarebbero basate sui contenuti dei suoi profili social e sui suoi post di Facebook, che non contenevano alcun incitamento alla violenza. Un altro attivista del movimento “Hirak”, Ibrahim Daouadji, che è stato condannato ad aprile a 6 mesi di carcere, è comparso domenica 17 maggio davanti alla corte di Algeri per “incitamento ad assemblee disarmate”.

In Algeria, il movimento pro-democrazia “Hirak”, che è riuscito ad abbattere il regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, è iniziato il 22 febbraio 2019, chiedendo, con mezzi pacifici, l’avvio di riforme politiche strutturali. La situazione è diventata più agitata dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo. A quel punto, le forze di sicurezza hanno cominciato a utilizzare la forza per disperdere i manifestanti, arrestando i leader e gli organizzatori delle proteste. Con il nuovo presidente Abdelmadjid Tebboune, invece, i toni sembravano essere più pacati e la strategia del governo sembrava più tollerante verso i manifestanti. Con lo scoppio dell’epidemia di coronavirus, tuttavia, il movimento è stato costretto a sospendere le sue proteste da metà marzo e il giro di vite contro gli oppositori del regime e contro alcuni media indipendenti sembra essere ripreso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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