Yemen, Golfo di Aden: contrastato un attacco pirata, Riad accusa i secessionisti

Pubblicato il 18 maggio 2020 alle 13:12 in Arabia Saudita Yemen

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Pirati armati hanno attaccato una chimichiera mentre questa si trovava nel Golfo di Aden. L’operazione è stata respinta e non vi sono state vittime, ma l’Arabia Saudita ha accusato i gruppi secessionisti del Sud dello Yemen di ostacolare le operazioni della Guardia costiera.

L’episodio si è verificato il 17 maggio a circa 75 miglia nautiche, pari a 139 km, dalle coste dello Yemen. La nave in questione, un’imbarcazione adibita al trasporto di sostanze chimiche, batteva bandiera britannica e apparteneva alla compagnia Stolt Tankers. É stato proprio un portavoce di tale società a riferire dell’accaduto, precisando che i pirati si sono dapprima avvicinati all’imbarcazione a bordo di due motoscafi, portando la guardia armata a bordo della chimichiera a sparare colpi di avvertimento. Successivamente, vi sono stati spari reciproci che hanno messo fuori uso uno degli scafi, determinando la fine dell’operazione di pirateria. A detta del portavoce, anche una nave da guerra della “coalizione” è intervenuta, consentendo alla Stolt Apal di proseguire il proprio viaggio. Non è chiaro a quale coalizione si riferisse il portavoce, ma fonti di sicurezza marittima hanno riferito che l’imbarcazione colpita aveva precedentemente transitato per un canale sorvegliato da forze navali internazionali.

Non è la prima volta che navi mercantili vengono attaccate nel Golfo di Aden, ritenuto uno dei canali principali per il commercio di petrolio dal Medio Oriente verso l’Europa. In tale quadro, la coalizione a guida saudita, impegnata in Yemen per contrastare gli Houthi, ha più volte accusato i ribelli sciiti di aver provato ad attaccare le imbarcazioni a largo della coste yemenite, anche per mezzo di navi senza equipaggio cariche di esplosivi. A detta della compagnia di sicurezza marittima Dryad Global, quanto accaduto il 17 maggio rappresenta il nono incidente di tale tipo verificatosi nel Golfo di Aden nel 2020.

In tale quadro, alla luce delle recenti tensioni esplose nei territori yemeniti meridionali, dove i gruppi secessionisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC) si ribellano al governo centrale, la coalizione a guida saudita ha accusato tale Consiglio di impedire alla guardia costiera yemenita di svolgere la propria missione di salvaguardia dei canali di navigazione. Il Golfo di Aden, ha riferito la coalizione, rappresenta ancora un’area vulnerabile e, pertanto, tutte le parti attive nel Paese devono impegnarsi per garantirne la sicurezza.

Simili accuse sono giunte anche dal ministro dell’Informazione yemenita, Muammar al-Eryani, secondo cui l’episodio del 17 maggio dimostra come il commercio marittimo internazionale sia ancora minacciato da attività “terroristiche”. In tale quadro, a detta del ministro, l’STC è responsabile per aver ostacolato le attività della guardia costiera e gli sforzi profusi dal governo legittimo per garantire la sicurezza delle coste meridionali yemenite.

Tali affermazioni giungono dopo che, secondo alcune fonti, l’STC ha di recente preso il controllo di imbarcazioni marittime nella città di Aden, rifiutandosi di consegnarle alla Guardia costiera yemenita per portare a termine le proprie missioni. Il governo yemenita teme che il controllo delle imbarcazioni da parte del Consiglio di transizione possa portare nuovamente ad attività di contrabbando di armi iraniane verso gli Houthi.

Nel frattempo, lo Yemen continua ad assistere ad una duplice instabilità. Da un lato, vi è il perdurante conflitto scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono i ribelli sciiti, sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah, e le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Dall’altro lato, il 26 aprile scorso si sono riaccese tensioni nei territori meridionali, dopo che il Consiglio di Transizione Meridionale ha dichiarato di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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