Ungheria: governo annuncia imminente fine dei nuovi poteri di Orban

Pubblicato il 18 maggio 2020 alle 10:15 in Europa Ungheria

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Il capo dell’ufficio del premier di BudapestGergely Gulyas, ha rivelato che il governo ha intenzione di proporre al Parlamento entro il 26 maggio la fine dei poteri emergenziali riconosciuti al primo ministro, Viktor Orban, per fronteggiare il coronavirus.  

È quanto rivelato, lunedì 18 maggio, da Reuters, il quale ha altresì specificato che l’annuncio è giunto nella tarda serata di domenica. Già lo scorso venerdì, aggiunge il sito di informazione, Gulyas aveva anticipato che il Parlamento avrebbe impiegato qualche giorno per approvare la proposta del governo, ponendo di fatto fine ai poteri emergenziali di Orban nei primi giorni di giugno. 

Inizialmente, la legge sull’aumento dei poteri del premier non menzionava alcuna data relativa alla fine della misura. Ciò, ricorda Reuters, aveva comportato numerose critiche a livello interno e internazionale, principalmente a causa delle preoccupazioni in merito a una possibile presa di potere autocratico da parte di Orban. 

Le critiche rivolte dall’opposizione e da numerosi politici europei contro l’Ungheria erano giunte dopo che, lo scorso 30 marzo, con 137 voti a favore e 53 contrari, il Parlamento ungherese aveva approvato la legge sull’estensione dello stato di emergenza in Ungheria e consentito ad Orban di governare per decreto a tempo indeterminato. In aggiunta, la legge consentiva di condannare alla reclusione o alla radiazione dall’albo i giornalisti indipendenti che pubblicavano notizie ritenute false o contrarie a quanto approvato dal governo. Da parte sua, rispondendo alle critiche, il premier ungherese aveva promesso che avrebbe usato i poteri straordinari ottenuti “in modo proporzionale e razionale”.        

La legge sullo stato di emergenza aveva causato una forte reazione da parte degli Stati Membri dell’UE. Il 1° aprile, tredici Stati dell’UE avevano evidenziato le proprie preoccupazioni in merito al rischio della violazione dei principi democratici e dello stato di diritto attraverso le misure restrittive adottate per far fronte all’emergenza da coronavirus. Nello specifico, gli Stati che avevano firmato il comunicato congiunto, cioè Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia, non avevano menzionato espressamente l’Ungheria, ma avevano ripreso le principali critiche attratte dalla legge approvata dal Parlamento di Budapest in materia di criteri di necessità e proporzionalità. A tale riguardo, anche la presidente della Commissione Europea, Von Der Leyen aveva sottolineato l’importanza del rispetto dei principi e dei valori fondamentali dell’Europa, ma, secondo quanto sottolineato da EurActiv, alcuni esperti avevano visto nelle frenate parole di Von Der Leyen un tentativo di fornire protezione a un partito alleato, quello di Orban, Fidesz, il quale fa parte del Partito popolare Europeo (EPP) così come la formazione politica della stessa presidente della Commissione. Tuttavia, il 2 aprile, il leader del Partito Popolare Europeo, Donald Tusk, aveva proposto di rivalutare l’alleanza con il partito del pemier ungherese, Fidesz, appena superata l’emergenza da coronavirus.   

Anche internamente, la misura dell’esecutivo di Orban era stata criticata. A tale riguardo, un ex giornalista ungherese rifugiato in Austria, Paul Lendvai, aveva sottolineato che se fino ad ora quello di Orban era stato uno “Stato ibrido”, a metà tra la democrazia e la dittatura, con le nuove misure poteva nascere la “prima dittatura dell’Unione Europea”.      

Tuttavia, lo scorso 30 aprile, la vicepresidente della Commissione Europea, Vera Jourova, nonché commissaria per la Trasparenza, aveva annunciato la conformità delle misure adottate da Budapest al diritto europeo. In particolare, Jourova aveva dichiarato di ritenere che non vi fosse ragione per sanzionare l’Ungheria per le misure adottate per fronteggiare il coronavirus, dato che queste rispettavano il diritto dell’Unione Europea.    

Tali parole erano state accolte con favore dal ministro della Giustizia dell’Ungheria, Judit Varga, la quale aveva dichiarato che ciò confermava che molte persone avessero accusato Budapest di essere diventata una dittatura “senza avere alcuna ragione o un vero fondamento legale”.    

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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