Libia: Grecia reagisce al sostegno della NATO al governo di Tripoli

Pubblicato il 18 maggio 2020 alle 16:35 in Grecia Libia

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Il portavoce del Ministero degli Esteri della Grecia, Alexander Gennimata, ha criticato le dichiarazioni del segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, in merito al sostegno dell’Alleanza al Governo di Accordo Nazionale di Tripoli. 

È quanto reso noto, lunedì 18 maggio, dall’Asharq Al-Awsat, il quale ha altresì aggiunto che le critiche avanzate da Gennimata derivano dal fatto che prima di rilasciare le dichiarazioni in merito al sostegno al GNA, Stoltenberg non abbia consultato gli altri alleati. In tale contesto, il portavoce del Ministero di Atene ha dichiarato di ritenere che il segretario generale della NATO debba rispettare la posizione comune dell’intera Alleanza che, ha sottolineato Gennimata, non è in linea con quanto dichiarato da Stoltenberg. 

Le dichiarazioni del segretario generale della NATO erano giunte lo scorso 14 maggio, durante una telefonata con il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, alleato di Al-Sarraj. In tale occasione, Stoltenberg aveva annunciato il sostegno della propria organizzazione al governo di Tripoli e aveva affermato di ritenere che il governo tripolino non fosse allo stesso livello del LNA. Tale notizia era stata accolta con favore dal Ministero degli Esteri di Tripoli che nel rispondere aveva però sottolineato la mancanza di volontà a livello internazionale nello scoraggiare le aggressioni di Haftar. 

Tuttavia, aggiunge l’Asharq Al-Awsat, il segretario generale della NATO ha dovuto pubblicamente chiarire la propria posizione in seguito alle critiche della Grecia, dichiarando che le proprie parole sono state interpretate male e tradotte in modo errato. 

Nel frattempo, la Grecia ha preparato l’invio della propria fregata “Hydra” a sostegno dell’Operazione Irinila missione dell’UE volta a far rispettare l’embargo sulle armi in Libia. La fregata avvierà le proprie avanti attività di pattugliamento navale a partire dalla fine di maggio. Prima di partire per le operazioni in mare, una squadra operativa dovrà completare un programma di addestramento presso l’isola di Creta 

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2015. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.  

L’invio della missione Irini era stato approvato, all’unanimità, lo scorso 17 febbraio, dal Consiglio dei ministri degli Esteri dell’UE, il quale aveva deciso la sostituzione di Sophia, mirata a contrastare il traffico di migranti, con una nuova missione tesa al monitoraggio dell’embargo sulle armi. A differenza della missione precedente, la quale riguardava la totalità delle coste libiche, la nuova riguarderà solo le acque ad Est della Libia, principale punto di arrivo dei carichi di armamenti. Irini sarà guidata dal comandante Fabio Agostini e il suo quartier generale sarà a Roma. La missione si avvarrà di navi e mezzi aerei e satellitari. Potrà condurre ispezioni in alto mare, al largo della Libia, su imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale similare, secondo quanto stabilito anche dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra i compiti secondari di Irini sono compresi il monitoraggio e la raccolta di informazioni sull’export illegale di petrolio, il supporto alle operazioni e il contributo all’addestramento della Guardia Costiera libica e ai militari della marina, il sostegno allo smantellamento delle reti di trafficanti. La durata della missione è stata momentaneamente fissata a un anno, quindi Irini sarà operativa fino al 31 marzo 2021.   

Per quanto riguarda l’Operazione Irini, questa è stata respinta da al Sarraj, il quale, lo scorso 26 aprile, aveva dichiarato di ritenere che la missione trascuri il controllo dei confini terrestri attraverso i quali avviene il passaggio del maggior numero di armi e munizioni destinate all’esercito del generale Khalifa Haftar.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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